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Dialogare

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Incontrare Catena Fiorello è come imbattersi in un uragano di simpatia. L’abbiamo vista all’opera a Potenza, nella sede del Circolo culturale Gocce d’autore e Libreria Mondadori, dialogare con il pubblico che divertito l’ha ascoltata e seguita nel racconto del suo libro sulla storia d’amore tra due settantenni.

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Domenico, Emanuele, Francesco, Angela, Luigi e Gaspare sono i protagonisti di Ho incontrato Caino. Pentiti e tormenti di vite confiscate alle mafie, il libro di don Marcello Cozzi edito da Melampo e pubblicato lo scorso settembre 2016.

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“La libreria va pensata come una farmacia. Per curare i dolori dell’esistenza”(Cotronei)

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Mai frase fu più appropriata per parlare di uno straordinario esperimento socio-culturale, di promozione di agio, di bellezza, di solidarietà, di comunità.

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Oltre a curare disturbi d'ansia, depressivi e del comportamento alimentare, il libro può curare i casi di dipendenze, di patologie psichiatriche, oncologiche, neurologiche, fino al trattamento del bullismo.

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dialogare intervistarusso 1Lo scorso 10 giugno abbiamo avuto il piacere di incontrare Cosimo Luigi Russo, autore del libro “Il cuore comune” edito da Edizioni Studio Domenicano, con il quale ci siamo piacevolmente intrattenuti sugli spunti che la sua pubblicazione offre.

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Si è tornati a parlare di uno dei più grandi maestri della grafica pubblicitaria non solo italiana ma europea in seguito alla fiction televisiva “Luisa Spagnoli” andata in onda recentemente sui canali Rai.

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Nei numeri scorsi della nostra rivista ci siamo occupati della libreria Cultora di Roma. Ci colpì la storia di questa libreria, in particolare il fatto di essere nata da un sito web, sovvertendo tutte le previsioni sul futuro dei libri di carta. La sua forza è la casa editrice che ha alle spalle, la Giubilei Regnani, e la volontà di vendere libri di editori indipendenti. E’ una libreria giovane dalla mentalità fresca che merita tutta l’attenzione del mondo culturale. Noi, intanto, ci siamo fatti due chiacchiere con Francesco Giubilei,direttore editoriale di Historica edizioni e di Giubilei Regnani editore, fondatore della rivista Cultora e della omonima libreria. Ha solo 23 anni, è l’editore più giovane d’Italia ed è il capo di questa piccola ma grande rivoluzione.

Da portale di informazione culturale a libreria. Come è avvenuta questa decisione?

Il nostro obiettivo è quello di creare una comunità di lettori che si confronti quotidianamente sulle pagine virtuali del nostro sito ma che possa avere un riferimento fisico tangibile, per questo nasce la libreria Cultora, per offrire ai lettori un luogo di confronto in cui riscoprire l'importanza del rapporto umano nell'epoca di internet.


Uno dei pochi casi in Italia a realizzare un processo inverso. Una sfida?

Sicuramente una sfida che speriamo con il tempo si rivelerà vincente. Passare dal web al mondo reale, dall'online al cartaceo e non, come purtroppo accade sempre più di frequente, dai libri di carta agli ebook.


Che tipo di libreria è Cultora?

Una libreria orgogliosamente indipendente, giovane, nuova all'interno della quale il lettore non troverà i libri dei soliti noti o dei grandi editori ma una selezione attenta e accurata di autori ed editori. Una libreria in cui è possibile parlare con il libraio, confrontarsi, chiedergli consigli e suggerimenti. Una libreria che guarda al futuro ma non rinnega la tradizione storica e culturale italiana, un luogo di incontro animato ogni settimana da eventi e presentazioni.

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Alle spalle di questa realtà c'è una casa editrice, Giubilei Regnani Editore. Quale eredità porta con se?

Essere editori, ancor prima che librai, ci permette di conoscere tutte le problematicità e le difficoltà che gli editori affrontano ogni giorno confrontandosi con la distribuzione e con le librerie. Per questo abbiamo deciso di eliminare l'intermediazione del distributore lavorando con gli editori che ci forniscono i libri direttamente.


Si parla dunque di editoria indipendente, qual è il suo ruolo oggi?

Oggi gli editori indipendenti sono gli unici veri custodi della cultura nel nostro paese, gli unici che hanno il coraggio e l'ardire di pubblicare libri in cui credono anche se rischiano di non avere un buon riscontro nel mercato editoriale che è ormai dominato quasi esclusivamente da dinamiche economiche.


In un mercato in continua evoluzione, si pensi al caso Amazon, la vita degli editori indipendenti si complica o si semplifica? Insomma quali sono le loro prospettive future?

Le prospettive future non sono poi così cupe se un editore è in grado di crearsi una propria nicchia, un pubblico di riferimento. Non ha senso rincorrere i grandi editori pubblicando lo stesso genere di libri, così facendo il rischio è quello di soccombere di fronte a chi ha maggiori possibilità economiche e promozionali.


Un rischio è di orientare i gusti dei lettori in base a criteri meramente commerciali. Qual è la strategia di Cultora?

Purtroppo non è un rischio ma una certezza. La nostra strategia, come già detto, è quella di favorire gli editori di qualità che hanno un catalogo di valore, gli editori che prediligono la logica del longseller piuttosto che quella del bestseller che puntano alla creazione di un catalogo che duri nel tempo e non a instant book.


Quali sono gli auspici di Francesco Giubilei?

Che in Italia avvenga la tanto agognata rinascita culturale e che ci sia una forte e decisa presa di coscienza da parte dei cittadini a favore della cultura, quella vera.

Eva Bonitatibus

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Dopo cent'anni le carte d'archivio ancora raccontano...e per fortuna c'è chi le ascolta...E’ il caso di Antonella Grippo e Giovanni Fasanella che hanno dato alle stampe 1915 Il fronte segreto dell'intelligence. La storia della Grande Guerra che non c'è sui libri di storia, edito da Sperling & Kupfer, che svela un aspetto inedito della storia della Prima guerra mondiale. Sull’argomento ci siamo intrattenuti nel salotto di Gocce d’autore una sera d’inverno dello scorso anno e oggi, al volgere dell’anno celebrativo dei 100 anni del Conflitto, torniamo a parlarne con una delle autrici del libro. Antonella Grippo, insegnante di italiano e storia presso un liceo romano, racconta con autentica passione di ricercatrice e amante della storia un capitolo sconosciuto di quel periodo: l'intelligence civile, militare e diplomatica, che ha combattuto una «guerra nella guerra».   

Al termine dell'anno che ricorda i 100 anni dell'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale, esplode un nuovo conflitto che ha già le dimensioni mondiali. Si può fare un parallelo tra le radici dei due conflitti?

Sono ovviamente due guerre profondamente diverse e portatrici di due visioni del mondo antitetiche. L’unico parallelismo che mi viene in mente trova il suo punto focale nel crollo degli Imperi. All’inizio del Novecento i tre grandi Imperi da abbattere erano quello austro-ungarico, quello zarista e quello ottomano; oggi il cosiddetto Califfato mira al crollo dell’Impero occidentale guidato dal satana americano. La Prima guerra mondiale fu una guerra di trincea, con alcune operazioni di intelligence che segnarono anche la nascita e la strutturazione dei Servizi segreti, almeno in Italia. Questa guerra che si sta delineando in tutta la sua brutale perversità si adegua al paradigma della modernità, alla società liquida, per citare la fortunata intuizione del sociologo Zygmunt Bauman. Quella che si prospetta è appunto una guerra liquida, diffusa, asimmetrica. Una guerra sporca condotta attraverso attentati terroristici, sabotaggi, attacchi hacker, con fronti e schieramenti mutevoli.

1915 racconta una storia inedita: il ruolo dell'intelligence civile, militare e diplomatica nel periodo che precede il primo conflitto mondiale. Chi sono questi agenti segreti e cosa vogliono?

dialogare grippo 2L’intelligence nel primo conflitto mondiale combatte una vera e propria guerra nella guerra. Ed è questo il cuore della nostra narrazione che cerca di svelare i piccoli giochi fatti all’ombra della Grande Guerra: le operazioni di spionaggio e dossieraggio, la controinformazione e la caccia alle spie, gli episodi di sabotaggio e le attività sovversive, la lotta intestina nelle Forze armate tra triplicisti e anti-triplicisti, i meschini intrighi anti-giolittiani dei conservatori Salandra e Sonnino, le mazzette sulle spese di guerra. Ma anche le battaglie per il controllo della stampa e il ruolo degli intellettuali, l’importanza del potere politico e di quello industriale, l’influenza dei grandi gruppi bancari (in particolare la Banca Commerciale Italiana, fondata con capitali tedeschi) e dei “poteri forti”: dalla massoneria  - che voleva la distruzione dell’Impero austro-ungarico e di quello zarista, entrambi bastioni della cristianità - al Papato, che fece di tutto per evitare la guerra, anche aprendo una sotterranea guerra di spie con lo stato italiano.

Tra le tante scoperte si parla anche dei "corvi" della Santa Sede che congiuravano a favore degli imperi centrali. Perché? Quali interessi si celavano?

Si iniziò già allora a parlare di “corvi” in Vaticano. E’ significativa a questo proposito la figura di monsignor Gerlach che viene accusato, come si legge sui documenti dei Servizi segreti italiani, di aver “formato una solida catena attraverso la quale il Vaticano e i numerosi suoi amici devoti alla causa degli Imperi centrali possono corrispondere confidenzialmente, ma abitualmente e con molta sicurezza con i diplomatici tedeschi stabiliti a Lugano, quale i ministri di Prussia e di Baviera presso la Santa Sede, e lo stesso ambasciatore di Austria”. Una catena di spie colpevole, tra l’altro, di aver passato al nemico informazioni determinanti per la distruzione di due navi corazzate italiane, la Benedetto Brin e la Leonardo.

E poi ci sono gli industriali che cercano di trarre beneficio dalla guerra. In che maniera?

Sia l’Ansaldo che le acciaierie di Terni (senza dimenticare ovviamente la Fiat) sono tra i «pescecani» che maggiormente si sono arricchiti grazie alle commesse militari. Solo per dare un’idea ricordiamo che l’Ansaldo ha nel 1914 un patrimonio industriale di 45 milioni di lire che arriveranno alla fine del conflitto a 135,5 milioni; gli stabilimenti passano da 9 a 18; i titoli di proprietà da 174 mila lire prima dello scoppio della guerra a 40 milioni nel 1917; i dipendenti passeranno da diecimila a più di 60 mila e il capitale della società passerà da 30 milioni di lire a 500 milioni nel 1918.

Qual è stata la scoperta più sensazionale che ha lasciato voi ricercatori senza fiato?

La scoperta più sensazionale per me è legata al ruolo stesso dei servizi segreti nella Grande guerra. Non avrei mai immaginato infatti che la battaglia di spie avesse influenzato il corso del conflitto più delle strategie dei militari.

Documenti sconosciuti sinora escono finalmente dagli archivi e finiscono nelle pagine di un libro. Qual è stato l'approccio alle fonti?

Questa inchiesta si basa su informative riservate e letture degli storici (numerosissimi) che hanno studiato prima e meglio di noi la Grande guerra e di chi (pochi) ha indagato i misteri dei suoi Servizi segreti. Abbiamo inoltre saccheggiato archivi pubblici e diari privati, storici noti e autori minori. Ma abbiamo cercato di rendere la narrazione semplice e adatta ad un pubblico di non specialisti.

Perché questa storia non si trova nei libri di scuola?

Perché c’è una parte della storia d’Italia legata alla categoria dell’indicibilità. La nostra ricerca ha avuto sempre un fine: mettere in relazione l’allora con l’oggi. Per cercare di capire perché l’Italia (sempre in cerca di un ruolo nello scenario geopolitico) anche quando si allea con le “grandi” nazioni, resta comunque un paese fragile. In cui le conflittualità interne non si sopiscono mai. Sempre in balia di macchinazioni di poteri estranei al sistema politico. Influenze lobbistiche, affiliazioni settarie o solo meschinità che coprono giochi di potere. E tutto questo non si può scrivere nei libri di storia, popolati da molte luci e poche ombre.

Eva Bonitatibus

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