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Mercoledì, 20 Marzo 2019 10:55

Stanza singola

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A detta di Tommaso Paradiso, Franco126, chiamato amichevolmente “Franchino”, è «la più grande penna che c’è in questo momento». Il suo primo disco da solista, Stanza singola, non smentisce tale affermazione.

Franco126 è il tipo di ragazzo che ti immagineresti sorseggiare una Peroni per le vie di Trastevere, quartiere dove è nato e cresciuto. Un ragazzo normale, però con una spinta in più. La sua musica è piacevole da ascoltare, i suoi testi sono attuali e sinceri, la perfetta descrizione di ciò che un ragazzo di ventisei anni prova e vive nella sua Roma, con i suoi amici e le sue storie d’amore. Il palco dell’Atlantico su cui si è esibito lo scorso 14 marzo a Roma è semplice e accogliente, ci sono un divano, un vecchio televisore e lampade attorno agli strumenti, sullo sfondo la scritta “stanza singola” risalta dalla carta da parati che decora il fondale, al soffitto sono appesi lampadari con candelabri. Anche Franchino sul palco appare molto semplice: baffetto, occhiali da sole (che sono il suo marchio), jeans neri e felpa della LOVEGANG, crew di artisti e amici di cui fa parte, tra cui troviamo artisti indie emergenti come Pretty Solero, Ketama126 e Drone126, per citarne alcuni. Il clima all’interno dell’Atlantico è piacevole e familiare, il tempo che precede l’inizio concerto passa velocemente tra canzoni del panorama indie italiano di artisti come Calcutta, Gazzelle, Cosmo e altri. Le luci si affievoliscono sulle note di “Minuetto” di Mia Martini, Franco126 e la sua band, di cui fa parte anche il famoso produttore Ceri, fanno il loro ingresso sul palco poco più tardi delle 9 e mezza. I primi tre brani, suonati uno di seguito all’altro sono Fa lo stesso, San Siro e Brioschi, tutti tratti dal suo album Stanza singola. Poi Franco126 prende una pausa per salutare il pubblico, la sua Roma, e dice «A questo punto del concerto prendiamo delle bire, tre per l’esattezza» e, distribuendo le bire ai ragazzi nelle prime file, introduce il pezzo successivo: Noccioline, contenuto nell’album pubblicato nel 2017, in collaborazione con Carl Brave. Franchino continua con Nuvole di drago, altro pezzo che, a detta sua, parla di cibo, come la canzone precedente, che recita «Speravo in un finale da film americano / ma andava bene uguale anche un finale dolceamaro / con il mondo che crolla e noi due mano nella mano / su un cielo di salsa di soia e nuvole di drago». Si continua con Solo guai e Sempre in due, brani scritti sempre insieme con Carl Brave che, però, non è presente stasera ad accompagnarlo; sono canzoni cantate con un velo di malinconia, ogni ognuno nel pubblico le sente un po’ sue e accompagna la voce di Franchino in strofe come «Tu come stai? È un po' che non ci sentiamo, io solo guai meglio se non ne parliamo, ti direi dai, prendi un aereo e partiamo ma tanto ormai» e ancora «e c’avrei scommesso su noi due, una vita intera sempre in due, e c’avrei scommesso su noi due, invece ognuno per le sue». Sono pezzi che raccontano Roma, la loro città, vista con i loro occhi, in modo semplice, diretto, con affetto e un pizzico di malinconia, evidente in versi come «in piazza una chitarra suona sempre la stessa canzone, asfalto caldo brucia le mie suole, mio padre mi racconta un'altra Roma, il bagno al Fontanone» presa sempre da Solo guai. Per risollevare l’umore del pubblico dopo momenti carichi di emozione, è ora il momento del primo ospite della serata; il famoso rapper Gemitaiz fa il suo ingresso sul palco dell’Atlantico per accompagnare Franco126 in Senza di me, brano scritto anche insieme a Venerus, assente per questa serata. Gemitaiz porta una grande carica al pubblico e allo stesso Franchino, che dopo averlo fatto scendere dal palco continua con altri due brani tratti da Stanza singola: Parole crociate e Oi oi. Poi è il turno di Interrail che, come Franco126 racconta al pubblico con il suo sorrisetto timido, è stata scritta dopo un anno passato a Londra, senza imparare una parola di inglese. Altro giro, altra corsa, altro ospite; introducendo il brano che ha dato nome all’album, Stanza singola per l’appunto, Franco126 annuncia che Tommaso Paradiso, cantante dei Thegiornalisti, non è presente stasera per cantare con lui la sua strofa. Ma, contro ogni aspettativa, ecco che dopo il primo ritornello, Paradiso fa il suo ingresso sul palco. A questo punto il pubblico è più carico che mai. E così la mia amica, che mi accompagna per questa serata, è felicissima anche lei per questa apparizione. Franco126 dice di voler fare un esperimento, e introduce così un medley di Io non piango e La mia libertà di Franco Califano, provato un paio di volte il pomeriggio durante le prove, il chitarrista si sistema più centralmente sul palco e lui solo accompagna la voce di Franchino in questa esibizione. È il momento di Ieri l’altro, la canzone più malinconica dell’album, a detta sua. Franco126 chiede ai tecnici di abbassare le luci sul palco e al pubblico di far luce con torce dei cellulari o accendini. L’atmosfera che si crea è intima, il cantante è in connessione con ogni singola persona presente nella sala ed è una sensazione percepita da tutti. Sono versi come «Ricordi? Sempre in strada quei giorni / a fare le ore piccole per sentirci grandi / quando facevamo a gara di sbagli / chiedevano: "Chi è stato?" e tutti finti sordi / e lo sai che mi sembra ieri l'altro? / mi suona in testa la tua risata / come fossi nella stanza accanto» che arrivano a tutti. Stasera siamo tutti giovani, l’età media è tra i 15 e i 25 anni circa, ma proviamo tutti le stesse cose. È bello ascoltare canzoni che parlano di giovani, canzoni che parlano di sé stessi, è bello sentire parlare di sé ed è bello sentirsi capiti da chi ne parla. È bello che sia proprio un giovane di ventisei anni che, anche se piano piano si sta avvicinando a un meritatissimo successo a livello nazionale, rimane un ragazzo semplice, con una vita semplice e problemi semplici. È bello che si parli della tristezza, che si scriva della tristezza, perché è bello sentirsi tristi quasi quanto è bello sentirsi felici. Quella sera, in quella venue, in quel momento, quasi alla fine del concerto, ci siamo sentiti tutti compresi, abbiamo sentito quel calore all’altezza del petto che si prova nei “Momenti Importanti”, quei momenti dei quali, seppur piccolissimi, portiamo con noi il ricordo per lungo tempo. Ultime due canzoni: Vabbè e Frigobar con le quali Franchino saluta il pubblico prima di scendere dal palco, anche se temporaneamente. Infatti, è prontamente richiamato dal pubblico, che con grande insistenza urla il solito coro «se non metti l’ultima, noi non ce ne andiamo» per avere il bis. Franco126, divertito dalla situazione, risale sul palco e giura che non è solito fare queste cose, anche perché non ha altri pezzi da eseguire, ma solo perché Roma è Roma, decide di cantare nuovamente Brioschi e, per l’occasione, richiama Gemitaiz sul palco con cui canta Senza di me, l’ultima (questa volta per davvero) canzone della serata. Il concerto è finito, le luci si riaccendono e inizia la corsa per prendere l’ultimo autobus, l’ultima metro, ma questa è un’altra storia. Bel concerto, belle emozioni, bel pubblico e bella compagnia. Bella Franchì, alla prossima.

di Bianca Infantino

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