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Lunedì, 26 Novembre 2018 12:25

Le periferie capaci di genialità In evidenza

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Mi è capitato in questo mese di novembre di prendere parte a tre eventi culturali di grande rilievo. Il Premio letterario “Carlo Levi” ad Aliano, l’Evento Pierro 2018 a Tursi e il Premio letterario “Padre Giuseppe De Rosa” a Gorgoglione. Appuntamenti inseriti ormai nel calendario delle principali manifestazioni culturali italiane e internazionali, dato il calibro degli uomini cui sono intitolati, al quale hanno preso parte personalità del mondo accademico e letterario di tutt’Italia.

 

Ad Aliano, Parco letterario dal 2000, il Premio ha compiuto trent’anni grazie all’opera instancabile ed eroica del locale Circolo culturale “Nicola Panevino”, presieduto e diretto da un dinamicissimo don Pierino Dilenge, e dalla sua amministrazione comunale guidata da un sindaco veramente sprint, Luigi De Lorenzo. Un Premio che inizialmente voleva raccogliere le tesi di laurea su Carlo Levi, lo scrittore ed autore del “Cristo si è fermato a Eboli” confinato ad Aliano dal settembre del 1935 al maggio del 1936 e sepolto nel cimitero cittadino  nel 1975, e che poi si è arricchito delle sezioni della saggistica nazionale e regionale e della narrativa nazionale e regionale. Alla XXI edizione c’erano gli scrittori Gabriele Pedullà e Dora Albanese, Gabriele Scarcia e Riccardo Gasperina Geroni con la sua tesi di laurea, Antonio Casoria e Rosetta Maglione, l’artista Irene Grieco con il suo mosaico sulla facciata laterale della chiesa insieme al Padri Trinitari di Bernalda. E poi c’era il presidente dei Parchi letterari italiani, Stanislao De Marsanich, e la delegazione dell’amministrazione comunale di Firenze. Insomma, il piccolo borgo avvolto dai nudi calanchi, circondato dai silenti giganti di argilla, per un giorno è stato il centro del mondo culturale. Da una piccola periferia del Sud Italia, custode di una civiltà contadina arcaica, dove “il male è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose”, si alza il messaggio di una comunità che non può rimanere ripiegata su se stesa. La cultura non è più appannaggio dei grandi centri che vantano tradizioni secolari, ma è la promessa di un futuro che sulle genialità del passato fonda il proprio presente.

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A Tursi, Parco letterario dal 2007, si è tenuto l’Evento Pierro 2018 grazie al lavoro importante svolto dal Centro Studi “Albino Pierro” presieduto e diretto anche qui dall’eroico ed instancabile Franco Ottomano. Grazie alla sua attività nel corso dell’ultimo decennio sono stati riediti (in forma anastatica) 14 raccolte iniziali, edite a partire da 1946 con “Liriche”, per lo più rare e introvabili del mancato premio Nobel per la letteratura Albino Pierro. In questa circostanza sono state riedite tre opere tradotte in passato in inglese e tedesco che contribuiscono ulteriormente a documentare l’interesse verso una delle voci più autentiche ed innovative del ‘900 letterario italiano in grado di fare assurgere il dialetto tursitano al rango di una vera e propria lingua dalle sonorità inusuali. “Selected poems”, “A Beautiful story” e “Messer in der sonne” colmano un vuoto nella vasta produzione poetica pierriana. E a Tursi è intervenuta la Professoressa Patrizia De Puente che ha illuminato tutti parlando dell’origine delle parole, della ricchezza della lingua dei popoli lucani, dell’importanza della lingua in quanto trasmissione della storia di un popolo. La parola sopravvive all’oggetto che designa. E in questa frase c’è tutta la Bibbia. In questa frase c’è l’uomo, c’è la sua storia, c’è il suo futuro. Da questa periferia del Sud Italia, “intorno intorno la terra dei burroni” risuonano le parole di Cristo come campane a Pasqua, le porte si aprono sulla Rabatana e sul mondo. Occorre immergersi nella terra del ricordo, entrare nei luoghi che custodiscono la parola come un sacrario, e mantenerne vivo il senso. “La poesia s'identifica con il linguaggio dell'infanzia, con la sua arcaicità. Volto autentico di una terra” e questa autenticità va tutelata e tramandata.

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A Gorgoglione, luogo natio di Padre Giuseppe De Rosa, gesuita e giornalista de La Civiltà Cattolica dove si è conferito il Premio letterario “Padre Giuseppe De Rosa”, seconda edizione, a Padra Antonio Spadaro, attuale direttore della rivista romana. Il Premio, istituito dal comune di Gorgoglione e voluto dal sindaco Giuseppe Filippo, eroico e dinamico anche lui, nasce con la volontà di mantenere vivo il messaggio multiculturale di Padre De Rosa, nato nel borgo del materano il 23 gennaio 1921, e redattore de La Civiltà Cattolica dal 1958 fino alla morte avvenuta il 21 marzo 2011. Il gesuita-giornalista scriveva dalle colonne della rivista, di cui divenne vicedirettore, di filosofia e teologia, di attualità sociale e politica, di spiritualità e morale, occupandosi per molti anni di cronaca italiana di cui fu acuto osservatore e attento testimone. I suoi articoli si distinguevano per quella onestà intellettuale con cui commentava le scelte della Democrazia Cristiana e quelle del Partito Comunista Italiano in una fase, quella del compromesso storico, estremamente delicata per la vita dell’intero Paese. Il Premio a Padre Antonio Spadaro, che con la sua direzione si impegna a rendere la Civiltà Cattolica sempre più aperta con il contributo di tanti Padri gesuiti di ogni parte del mondo e con la edizione della rivista in quattro lingue, ha voluto sottolineare il messaggio della testata per la quale Padre Giuseppe De Rosa ha speso la sua vita con passione e intelligenza. Dalla periferia della Basilicata, ricca di contraddizioni, tra perforazioni e spopolamento, tra ricchezza e povertà, tra visioni immaginifiche e vedute realistiche si diffonde più ampiamente la parola significante di Padre De Rosa sui grandi temi e sulle grandi questioni che agitano il mondo.

Tre luoghi inerpicati sulle cime della Basilicata, terre di dolore, di ricordo, di lacrime oggi diventano terre promesse, capaci di storia, di genialità, di umanità. Basta crederci e non lasciarsi rubare il futuro.

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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