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Giovedì, 14 Febbraio 2019 16:02

Carrozzeria Orfeo, garanzia di teatro contemporaneo

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cultura 1

“Thanks for vaselina”, piccolo capolavoro sulle ipocrisie della società contemporanea, è la sesta produzione di questa compagnia, tra le più apprezzate nel Teatro di Ricerca in Italia, che porta nel nome il senso della sua poetica: la concretezza di un lavoro manuale e il sogno, nel nome simbolo dell’arte.

 

L’azione si svolge nell’interno di una casa semplice, con pochi mobili. Solo l’essenziale. Dal soffitto pendono una serie di tubi di irrorazione, che finiscono in tre armadi, in cui si nasconde una grossa piantagione per la produzione di marijuana. La casa è abitata da Fil e Charlie, due spacciatori trentenni dal presente e dal futuro incerto, che, utilizzando Wanda, una ragazza sola e grassottella, reduce da un fallimentare corso di autostima, che vive solo per il suo fratellino down, organizzano un traffico di droga - per la verità mai realizzato - dall' Italia al Messico.

Complice del progetto è la madre di Fil, Lucia, dipendente da droga e gioco, badante di una vecchia prozia, separata dal marito, che è scappato, è diventato transessuale e si è affiliato ad una setta religiosa. Sarà proprio il suo ritorno a dare una svolta alla vicenda e alle storie dei singoli personaggi, tutti vittime di una famiglia e di una società instabile.

Uno spettacolo - di cui è in lavorazione anche un film, protagonista Luca Zingaretti, nelle sale ad aprile prossimo – che va via liscio per un'ora e mezza, con una narrazione decisa, tagliente, senza che lo spettatore - immerso nella realtà fatiscente riprodotta con grande bravura dagli attori - se ne accorga. Un racconto con tempi teatrali serrati e con un continuo cambio di punto di vista, forse effetto della regia collettiva e a più voci di Alessandro Tedeschi, Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti, su un microcosmo popolato da esseri umani sconfitti e abbandonati, che non hanno nulla da perdere.

Tutto però è armonioso. Il testo ritmato e incalzante. La musica di Massimiliano Setti, a sottolineare le singole solitudini. Plastica e cinematografica la scena in cui ciascun personaggio, illuminato da un fascio di luce, prende il caffè e, girando il cucchiaino nella tazza, produce un suono armonico. Tintinnii che diventano melodia e colonna sonora della scena. Tutto è strutturato come in una danza armoniosa, che coinvolge e respinge al tempo stesso, affascina ed emoziona, ma opprime pure, come la solitudine.

Uno spettacolo davvero contemporaneo, nella frammentazione, nelle sfaccettature, nei temi metropolitani, difficili da raccontare a teatro.

In questo caso, esperimento riuscito!

di Grazia Napoli

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Grazia Napoli

GIORNALISTA

Anche se lavoro da sempre in Tv mi piace plasmare le parole sulla carta. Raccontare è il mio mestiere, ma anche la mia passione.

I libri. Ne ho tanti. Anche doppioni. Non li presto. Sono pezzi di vita. Il mio preferito, “Gita al Faro”. Virginia Woolf la “mia” scrittrice. Nasco anglista.  Finisco giornalista. Dal 2008, affastello pensieri, riflessioni, recensioni e ricordi sul mio sito.  Prende il nome da un mio saggio, ma - col tempo - è diventato molto altro.

Tra cronaca e poesia, trionfa il Teatro. Tutto. Indistintamente.

La musica…beh. Amo Claudio Baglioni! E qui so che il maestro De Giorgi riderà!

Nelle pause: viaggio! Vado alla scoperta del mondo. Ma soprattutto di me stessa!

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