logo2017

Commenta gli Articoli di Gocce!!!

Finalmente puoi commentare gli articoli di Goccedautore.it. Devi semplicemnte registrarti !!!

LOGO B 2 1

Lunedì, 05 Novembre 2018 17:27

Amore e Psiche e il pathos di Antonio Maria Porretti In evidenza

Scritto da 

cultura 1

L’energia in un corpo esile. La polifonia di una voce sola. Il movimento in uno spazio immobile. E’ Antonio Maria Porretti, performer lirico ed elegante, ossimoro di sé stesso e della sua arte teatrale. Protagonista del melologo “La favola di Amore e Psiche”, tratto dall’omonimo testo di Apuleio andato in scena al Teatro Stabile di Potenza lo scorso 25 ottobre, Porretti ha creato e curato l’inedito allestimento insieme al musicista Pino Lioy che ne ha composto le melodie.

 

L’attore ha dato voce ai personaggi della storia rappresentando di ciascuno le peculiarità caratteriali giocando di timbro e di interpretazione. Nella nuda scena un soffio di stoffa ha dato vita a Psiche, Amore, Venere, alle sorelle di Psiche, all’oracolo del dio Apollo. Una recitazione convincente e sicura che si è fusa nel movimento elegante del gesto danzante, narratore vero della storia d’amore. Una parola, un passo, un’implorazione e il sospiro del telo che tra le mani del performer ha assunto di volta in volta forme evocative e suggestive. Una storia in bianco e nero, bianca come le vesti dell’attore e nera come il fondale della scena, bianca come la purezza dell’amore e nera come il dolore del tradimento. Sul bianco e sul nero si è giocato anche il sonoro, il pianoforte che ha accompagnato la narrazione ha tracciato un percorso insinuandosi sin dentro le parole della favola. Uno spettacolo poetico, delicato, da cui è emersa la straordinaria capacità interpretativa di Antonio Maria Porretti che ha saputo giocare con la voce e con l’espressività, catapultando lo spettatore in un’atmosfera strasberghiana.

cultura 2

Accanto ad Antonio Maria Porretti, voce recitante, protagonisti sono stati i musicisti Flavia Sabia al flauto, Vincenzo Lioy al violoncello, Cinzia Giuliano e Victoria Sannicandro al violino, Emanuele Alamprese al clarinetto e Armando Mongiovì al sax contralto. Ogni strumento ha interpretato un personaggio della favola duettando con la voce recitante: il flauto era Psiche, il violoncello Amore, i violini Venere, il clarinetto Sorelle e Aquila, il sax contralto Sorelle e Torre. Caratteristica questa del melologo, genere teatral-musicale nato nel XVIII secolo, in cui tutti i personaggi vengono interpretati dagli strumenti musicali dando vita così ad una composizione per settimino e voce.

Si è trattato infatti di una riscrittura drammaturgica del testo di Apuleio che rappresenta una sorta di archetipo per tutta la tradizione favolistica delle epoche successive. La sua particolarità, sebbene così antico, risiede nel mettere al centro della scena un’eroina attiva, quale si rivela Psiche nel corso della storia. La vicenda narra della bellezza impareggiabile di Psiche, la terza figlia di un re e una regina, che offusca quella di Venere. La dea indignata decide di vendicarsi ordinando al figlio Cupido-Amore di fare innamorare la fanciulla di un uomo di infima condizione e mostruosamente orrendo. Ma è Cupido-Amore ad innamorarsi di Psiche e la conduce nel suo palazzo incantato. Lui si palesa solo di notte, al buio, la condizione è infatti che la fanciulla non veda mai le reali fattezze di Amore altrimenti cadrebbe nella rovina più nera. Le sorelle di Psiche, venute a sapere del luogo ove vive e curiose di conoscere l’amato, con sotterfugi si fanno ricevere da Psiche che le accoglie con gioia. Invidiose per la ricchezza nella quale abita Psiche, tramano vendetta e la inducono a tradire il giuramento fatto ad Amore scoprendone, una notte alla luce di una lanterna, la sua natura divina. Psiche viene punita duramente con l’abbandono immediato da parte del suo sposo. Prima di ricongiungersi a lui dovrà superare una serie di prove terribili imposte da Venere, ancora desiderosa di vendetta, mettendo a rischio la propria vita. Ma alla fine, come in ogni favola, l’amore trionfa.  

Antonio Maria Porretti, laureato in Lingue e Letteratura Francese presso l’Università degli Studi della Basilicata, collabora stabilmente come performer con “Espace 21 Project Room Paris”, diretto da Maria Cristina Madau e Jean-Marie Barotte, nell’ambito del progetto LIMEN. A Milano è asistente della Coaching Actor Lella Heins (membro onorario dell’Actor Studio di New York) per la diffusione e la pratica del metodo Strasberg in Italia. Nel suo repertorio ha in attivo spettacoli per il Festival Delle Colline Torinesi, Il Piccolo, Teatro dei Filodrammatici e Teatro Libero di Milano, oltre a performances inserite nell’ambito di progetti artistici di Max Bottino. Con la collega Laura Berardi promuove e organizza reading tematici a Milano, Vercelli e Torino.

cultura 3

Eva Bonitatibus

Foto: Carla Di Camillo

e-max.it: your social media marketing partner
Letto 27 volte
Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

Devi effettuare il login per inviare commenti

Iscriviti alla Newsletter di Gocce D'Autore