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Lunedì, 03 Luglio 2017 13:13

A Montemurro la mostra in omaggio all’amicizia fra Sinisgalli e Strazza

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Riceviamo e pubblichiamo volentieri l’iniziativa organizzata dalla Fondazione Leonardo Sinisgalli augurandoci di contribuire all’opera di divulgazione della pregevole attività della Fondazione stessa.

 La fondazione Leonardo Sinisgalli rende omaggio al legame fra l’artista Guido Strazza e il poeta ingegnere di Montemurro Leonardo Sinisgalli, allestendo presso la Casa delle Muse la mostra “Gli artisti di Sinisgalli: Guido Strazza, Le incisioni per le «Imitazioni dell’Antologia Palatina» e «Infinitesimi»”. Ad essere esposta è una serie di opere dedicate al poeta delle due Muse da parte di uno dei maggiori artisti contemporanei viventi.

Il ricco nucleo di opere, concesso in prestito dal MIG - Museo internazionale della grafica di Castronuovo di Sant’Andrea e datato 1999 - 2012, è costituito da 4 incisioni (2001 – 2007), 9 disegni (1999), 1 collage (2003), 2 tempere (2008, 2012), cui si aggiungono la cartella "Le immagini vengono senza preavviso" (2001) e un testo dattiloscritto di Strazza sulla lettura delle poesie di Sinisgalli.

La mostra allestita nella Casa delle Muse a Montemurro è stata inaugurata lo scorso 23 giugno e sarà visitabile fino al 31 agosto 2017.

Già nei mesi di febbraio e marzo 2017 la Casa delle Muse aveva ospitato insieme agli altri poli museali del sistema ACAMM (Aliano, Castronuovo, Moliterno e Montemurro), un omaggio a Guido Strazza, esponendo alcune sue opere in occasione della grande mostra antologica allestita dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma a cura dello storico dell’arte Giuseppe Appella, dedicata ai settant’anni di attività dell’artista toscano di origine e romano d’adozione.

La lunga amicizia con Leonardo Sinisgalli ha trovato la sua espressione artistica attraverso la realizzazione di alcune opere dedicate in particolare a due volumi sinisgalliani: “Imitazioni dell’Antologia Palatina”, Edizioni della Cometa, Roma 1980, con 4 disegni dell'autore, a cura di Giuseppe Appella, e “Infinitesimi”, Edizioni della Cometa, Roma 2001, volume di editi e inediti a cura di Giuseppe Tedeschi, con la presentazione di Giuseppe Pontiggia.

Diceva lo stesso Sinigalli di Guido Strazza, rammaricandosi di non aver avuto tra le mani, “Ricercare” (edito in 50 copie, con 11 tavole litografiche): “Oggi guardando gli appunti del suo libro e la vasta serie degli acrilici su tele e tavole si pensa che il centro delle sue analisi s’imperni su una cosmologia quasi lucreziana di punti e raggi. La geometria ha una posizione succube rispetto alla fisica. La geometria non mi pare dea, ma ancella per Strazza. E i riferimenti a Mondrian, infatti, sono sempre d’obbligo ma ormai scontati… Si ha il sospetto che lui lavori a capire la differenza tra simmetria e asimmetria, tra continuo e discontinuo, tra ordine e disordine”.

BIOGRAFIA

L'attività artistica di Guido Strazza (Santa Fiora di Grosseto, 21 dicembre 1922) inizia, appena ventenne, dopo un incontro a Milano con Filippo Tommaso Marinetti. È un incontro "fatale", al quale ne fanno seguito tanti altri, che il giovanissimo Strazza, interprete tra i più originali e sensibili della linea lirica astratta italiana del dopoguerra, rievoca in questo modo: "Siamo andati avanti così per lungo tempo: appena potevo mi presentavo in quel suo studio stipato di libri e riviste e lo ascoltavo, ogni tanto tirava fuori un volume dagli scaffali e me lo regalava. Mi ha aperto gli occhi sull'arte contemporanea; l'amicizia con quel vecchio maestro era un'esperienza straordinaria, ma io tiravo dritto per la mia strada. Mi sono laureato e ho fatto l'ingegnere per due anni".

Poi la decisione che rivoluziona la sua vita, e cioè la scelta molto coraggiosa di dedicarsi interamente all'arte: nel 1948 si reca in Sud America, spostandosi dal Perù al Cile e al Brasile. A Lima è tra i promotori della "Agrupaciòn Espacio", l'associazione di architetti ed artisti che lavorano al progetto di ristrutturazione della città di Callao distrutta dal terremoto, e sviluppa un profondo interesse per l'arte preincaica; a Rio de Janeiro conosce Fayga Ostrower, che lo inizia alle tecniche incisorie, e San Paolo, ormai pittore di successo, espone le sue opere nelle Biennali del 1951 e del 1953 e incontra la pittura di Vieira da Silva.

Rientra in Italia nel 1954, prima a Venezia e poi a Milano, concentrando la sua ricerca nei "racconti segnici", nelle lunghe pitture in rotolo (conservate oggi al Museum Ludwig di Colonia), nei "Paesaggi Olandesi” esposti al Stedelijk Museum ad Amsterdam, negli studi  sulle metamorfosi delle forme, raccolti poi in una serie di cicli pittorici. Nel '63 si stabilisce a Roma, dove frequenta i laboratori della Calcografia Nazionale, allora diretta da Maurizio Calvesi, per approfondire il linguaggio dell'incisione, i cui risultati, incentrati sul rapporto cangiante segno-luce (immagini su schermi mobili trasparenti) e, in seguito, sul rapporto luce-geometria (che troveranno compiuta espressione nel ciclo di pitture e litografie Ricercare del 1973), verranno esposti in una sala personale alla Biennale veneziana del 1968. Sarà Carlo Bertelli, divenuto direttore della Calcografia nel 1974, a invitarlo a impostare una didattica dell'incisione, a cui Strazza si dedicherà  con grande passione, competenza ed originalità per due anni, dando testimonianza di questa importante esperienza nel libro Il gesto e il segno edito da Scheiwiller nel 1979, mentre il seguito creativo approdava alla realizzazione di grandi cicli pittorici (Trama quadrangolare, Segni di Roma e Cosmati) fino ai più recenti Archi e Orizzonti, tutti accolti in eventi espositivi presso prestigiose istituzioni e che gli valgono importanti riconoscimenti, tra cui, nel 1988 per la Grafica e nel 2003 per l’incisione, il Premio Feltrinelli assegnato dall’Accademia dei Lincei.

A cura della redazione

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