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Cultura

Guareschi 1

Giovannino Guareschi non è solo Mondo Piccolo o Don Camillo o il Candido. Giovannino Guareschi non è solo uno scrittore, un giornalista, un umorista, un caricaturista. Giovannino Guareschi è anche un fotografo. Ancor prima degli antropologi e degli etnografi, prima ancora di Ernesto De Martino, di Cartier Bresson e di Arturo Zavattini, immortala Potenza e la Basilicata negli anni 1934-35 e documenta le condizioni di vita di un luogo a lui sconosciuto. In quel periodo soggiorna nel capoluogo lucano in qualità di Allievo Ufficiale di Complemento d’artiglieria presso la locale Caserma, ha ventisei anni e porta con sé la sua Voighländer con la quale cattura scene di vita militare e civile. Scatti in Caserma, con i suoi amici reclute, e tanti scatti alla città e alla sua popolazione.

Guareschi 2Ciò che coglie attraverso la sua curiosa lente sono le condizioni di vita di una città ferma nel tempo e lontana da quelle della Bassa parmense in cui è vissuto. Un’Italia divisa a metà cui i ritmi lenti del Sud fanno da contrappeso a quelli più veloci del Nord. Le immagini in bianco e nero scattate ormai ottant’anni fa restituiscono in maniera nitida una comunità che cammina lentamente verso un progresso che chissà quando arriverà. Una società arcaica messa a fuoco da un obiettivo che non vuole denunciare con brutalità le precarie condizioni di vita del popolo potentino, ma raccontare con curiosità i costumi di un popolo dalle usanze così diverse dalle sue.

Donne, bambini e uomini sono i soggetti preferiti da Guareschi fotografo, Guareschi 3che coglie ladrammaticità di situazioni di estrema povertà. Si vedono donne alle prese con le faccende quotidiane, a riempire anfore d’acqua alla fontana, o indaffarate in angusti sottani circondate da una nidiata di bambini. Le donne con le donne e gli uomini con gli uomini. Si scorgono crocicchi di individui indaffarati a parlamentare, avvolti nei lunghi mantelli neri per coprirsi dal freddo pungente dei lunghi inverni potentini. I volti dei bambini e il loro sguardo enigmatico colpisce e incupisce. Restano fermi immobili davanti all’obiettivo del giovane soldato, si lasciano fotografare nella loro nuda indigenza, disvelano un’infanzia caduca e fragile. E dietro di loro fa da sfondo una città innevata, con vicoli e case che si avvicendano ritmicamente, popolata da asini e muli quali unici mezzi di trasporto.

Guareschi scopre al contempo e in contrasto con quanto immortalato una città che vuole emanciparsi. Lo dicono le locandine affisse ai muri che pubblicizzano il cinema. In quei giorni si proiettano La principessa della Czarda e Il re dell’arena nei due cinematografi Sala Roma e il Teatro comunale “F. Stabile”, piccolo svago per pochi privilegiati. Ma poi Potenza comincia ad espandersi, sorgono i primi edifici moderni, giungono piccoli fermenti artistici con gli affreschi dell’artista torinese Mario Prajer in cattedrale e l’opera di un riparatore ed accordatore di pianoforti, Raffaele Rebeck. Non dimentichiamo che siamo in pieno regime fascista e le nuove politiche sociali contrappongo alle donne nascoste in informi gonne nere e fazzoletto in testa, quelle impegnate a promuovere conferenze ed incontri per divulgare idee “progressiste”.

Il “piccolo mondo” catturato da Guareschi finisce nei racconti a puntate e caricature che scrive per il numero unico di Macpizero, il giornale che circola in Caserma. E’ qui che nasce una rubrica del Bertoldo, settimanale umoristico diretto dall’umorista e narratore Cesare Zavattini intitolato “al più famoso villano della letteratura italiana”, con “L’epistolario amoroso del soldato Pippo”, una serie di nove lettere alla fidanzata sulla vita militare. L’esperienza militare potentina dura solo un anno ma è sufficiente a fargli apprezzare i pochi agi di una cittadina di montagna che, pur nella sua atavica diffidenza, accoglie e nutre i suoi ospiti. Dopo la breve parentesi lucana Guareschi assaggerà l’asprezza della guerra e la crudeltà dei lager tedeschi. Vissuti che segneranno per sempre l’impegno civile e politico di Giovannino, indirizzando la sua mano a scrivere storie che raccontano la passione politica del popolo della pianura emiliana in riva al Po. “Questo è il mondo di Mondo piccolo: strade lunghe e diritte, case piccole pitturate di rosso, di giallo e di blu oltremare, sperdute in mezzo a filari di viti. Nelle sere d’agosto si alza lentamente, dietro l’argine, una luna rossa ed enorme che pare roba di altri secoli”.   

Guareschi 4

A Giovannino Guareschi è dedicata la mostra fotografica e documentale Giovannino Guareschi racconta Potenza organizzata dal Circolo culturale Gocce d’autore in collaborazione con l’Associazione filatelica culturale “Isabella Morra” di Potenza. L’8 novembre si è tenuta l’inaugurazione, giorno in cui, 81 anni prima, Guareschi parte per raggiungere il capoluogo lucano.

Eva Bonitatibus

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A Monza è “Intercultura in Quartiere 2015” con i poeti contemporanei impegnati in performance di voce-poesia-video-musica. Dal mese di ottobre fino al prossimo dicembre sei le serate dedicate alla poesia e all’arte performativa nell’ambito della rassegna “Le Voci in Movimento”.

Dopo il 23 ottobre, che ha visto Massimo Arrigoni e il suo “FUTURAKONCERT”, parole in libertà da Marinetti a Majakovskij -  partitura per voce e pianoforte con il pianista BRUNO  LAVIZZARI, sarà la volta il 6 novembre di Lorenzo Pierobon che presenta ”PAROLA VOCE SUONO”, un viaggio nel suono puro della voce. Il 20 novembre Dome Bulfaro porta in scena "PRIMA DEGLI OCCHI", live  Dome Bulfaro (testi e voce) e DAVID ROSSATO (musiche e digital sound design).  Il 4 dicembre Nicola Frangione presenta “LA VOCE in MOVIMENTO” e trasversalità video-sonore accompagnato dal pianista Matteo D’Achille, mentre il 18 dicembre Antonello Cassinotti presenta “DALLE PAROLE IL SUONO”.

La rassegna è organizzata dall’Associazione Culturale HARTA PERFORMING MONZA, con la Direzione Artistica di Nicola Frangione. La poesia sonora appartiene a quel settore della ricerca artistica che si colloca tra  letteratura, musica, arti figurative e teatro. Si tratta di uno spazio espressivo interdisciplinare dove la voce del poeta non costituisce un dato unicamente sonoro ma rappresenta l’elemento di raccordo diretto tra la corporeità  e la scrittura, oltre i margini ristretti della pagina stampata.

In questo senso la “poesia sonora” nella “Voce in Movimento” si è fatta comune denominatore di numerosi spazi di ricerca e Poeti Contemporanei anche nel territorio di Monza e Brianza (dalla poesia d’azione a quella elettronica, dalla videoperformance all’evento multimediale), costituendo le premesse per il lavoro della nuova realtà e produzione futura.  

perle retro

A cura della redazione

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perle 1

Siamo nell’inverno parigino del 1830; il poeta Rodolfo, il pittore Marcello, il musicista Schaunard e il filosofo Colline conducono una vita spensierata. Il denaro scarseggia, lo stile di vita è molto sacrificato, tuttavia la speranza non abbandona il cuore dei quattro artisti.

E’ “La Boheme” di Giacomo Puccini andata in scena nello splendido Teatro Stabile del capoluogo lucano lo scorso mercoledì 9 settembre, con replica venerdì 11.

La notte della vigilia di Natale, Rodolfo e Marcello, essendo infreddoliti e non avendo altro modo per scaldarsi, bruciano nel caminetto il manoscritto di un dramma di Rodolfo. Colline rientra a casa desolato e riferisce di aver trovato chiuso il Monte dei Pegni; poco dopo è Schaunard a raggiungere la povera soffitta, e colmo di gioia mostra il suo denaro, compenso di una inaspettata prestazione musicale. Possono allora festeggiare il  Natale e decidono di farlo al Quartiere Latino. L’arrivo di Benoit, il padrone di casa, corso a reclamare la pigione, disturba i festeggiamenti;  i quattro amici saranno però così abili da confonderlo, costringendolo a bere e a confessare le sue infedeltà coniugali, e facilmente riusciranno a farlo allontanare, fingendo la riprovazione per la sua condotta immorale. Marcello, Colline e Schaunard escono mentre Rodolfo si ferma ancora per ultimare un articolo di giornale; il poeta a lavoro riceve una visita: si tratta di Mimì, una ragazza che abita in una soffitta dello stesso stabile. Ella, rimasta al buio, chiede a Rodolfo di riaccenderle la candela; viene colta da un improvviso malore  e cadendo perde di mano il candeliere e la chiave di casa. Rodolfo è folgorato dalla bellezza della fanciulla ed è commosso dal suo pallore: si mettono insieme alla ricerca della chiave ma, complice il buio, fra i due nasce subito una forte tenerezza e scoprendosi già innamorati, si uniscono agli amici che dalla strada reclamano Rodolfo in modo chiassoso. perle 2

Marcello è triste perché la sua bella Musetta, lo ha abbandonato per altri amori. Rodolfo regala una cuffietta rosa a Mimì e la presenta agli amici; tutti insieme si siedono a un tavolo del Caffè Momus, ordinando una ricca cena. Improvvisamente entra Musetta, elegante e disinibita, accompagnata dal suo nuovo amante Alcindoro, un vecchio pomposo. Si accorge della presenza di Marcello e inizia a provocarlo con frasi e occhiate maliziose. I due, ancora presi dall’antico desiderio, si riuniscono.

L’inverno continua a regalare giornate di gran freddo,  Marcello e Musetta alloggiano e lavorano  in un cabaret.  Mimì, stanca e  sofferente, confida a Marcello che la vita con Rodolfo è diventata impossibile, a causa di continue incomprensioni. Sarà Rodolfo a spiegare la causa di quell’atteggiamento così litigioso: con dolore ma per amore della stessa, vuole separarsi da lei che è gravemente malata e non merita di vivere in una soffitta umida che aggrava il suo stato già precario di salute. Mimì e Rodolfo  rivivono il ricordo struggente dei momenti trascorsi insieme; vorrebbero separarsi, ma trovano che lasciarsi in inverno sarebbe come morire, così decidono di aspettare fino alla bella stagione, la Primavera. Decisione che attueranno.

Rodolfo e Marcello, separati da Mimì e Musetta, fingono felicità  ma in realtà rimpiangono i loro amori perduti.

Un improbabile festino, organizzato da Colline e Schaunard, che recano per cena pane e aringa, viene tragicamente interrotto da Mimì in punto di morte, accompagnata da Musetta. Sentendo prossima la fine, Mimì viene accolta da Rodolfo che la adagia teneramente sul letto, mentre  gli amici si prodigano per recarle qualche conforto. Musetta esce a vendere i suoi orecchini e Colline a impegnare  il suo vecchio pastrano. Rimasta sola con Rodolfo, Mimì rievoca i dolci momenti del loro amore e lo stringe per l’ultima volta a sé. Gli amici rientrano. Mimì prende felice dalle mani di Musetta un manicotto che crede un dono di Rodolfo e si assopisce serenamente. Rodolfo continua a illudersi che possa salvarsi, finché dal rassegnato dolore dei presenti, capisce che l’amore della sua vita è volato via.

perle3Un’atmosfera sognante, nella quale si è totalmente immersi.

Luci e colori, suoni dolci e struggenti, costumi e ambienti di un tempo andato che ospita però le logiche di amori infiniti, fatti di sacrificio e rinunce, di passioni e cedimenti.

Sono le dinamiche dell’uomo, le protagoniste di un’opera considerata tra le più belle mai scritte e rappresentate.

Si ritrovano la tenuità dei sensi di colpa, l’ardore del sentimento, il riconoscimento della metà esatta del proprio cuore, i giochi di un destino che scherza e interroga, che limita e punisce, che non premia la sincera empatia e abbandona nello sconforto.

Laddove è l’essere a prevalere, la struttura sociale assume i contorni di dettagli futili. Che vita vacua, quella senza amore!

Gli oggetti del ricordo, le finestre sulla felicità perduta, la neve che ricopre ma non nasconde, ammorbidiscono i pensieri, ma non li liberano dalla morsa dell’assenza.

Ciascuno, messo di fronte, al termine, in senso generale, analizza i propri inizi e vi si lega come a un barlume di speranza. Quella che non restituisce ma che illumina i sentieri, che non si ha coraggio di intraprendere ma che, forse, sono gli unici plausibili.

La nudità delle scelte ha il fascino dell’ambizione innocente; un gesto, una carezza, il calore di un abbraccio, l’ultimo, divengono sguardo lungo e di premura.

L’occasione per tornare indietro.

Virginia Cortese

 

 

L’opera è divisa in quattro quadri, il libretto a cura di Giuseppe Giocosa e Luigi Illica, la regia di Alberto Paloscia; a dirigere l’orchestra, il maestro Joshua Dos Santos. La produzione, dell’“Orchestra da Camera e Sinfonica Lucana" e dell’impresa Lirica C.I.A.L.M. di Roma. Gli interpreti William Davenport, Nicola Ziccardi, Carmine Monaco, Kristin Sampson, Alessio Potestio, Rocco Cavalluzzi, Carmine Monaco, Gabriella Stimola ed Erika Tanaka. Il Maestro del coro, Giovanni Farina; il Coro del Teatro Ventidio Basso; Drammaturgia e disegno luci a cura di Sergio Licursi; Assistente alla regia, Grazia Coppolecchia; il Direttore dell’allestimento scenico, Damiano Pastoressa; il Maestro collaboratore Andrea Bauleo; il Capo reparto sartoria, Federica Groia.

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degregori1

Erano da pochi minuti passate le nove di sera, un tramonto insistito faceva coraggio a un buio bambino attorno al palco e lungo le linee morbide dei volumi soprastanti la cavea dell’Auditorium, l'aria era ancora calda, un aereo lentamente tagliava lo spicchio di cielo, Francesco saliva sul palco dopo i suoi orchestrali e intonava Lettera da un cosmodromo messicano. Ricordo d'aver letto in un sito non ufficiale a lui dedicato che pare la consideri, questa canzone, una canzone fantascientifica e che la fantascienza - oh, questo si sa - sia a sua volta da considerarsi una scienza che si occupa soprattutto del passato. Partiva così un concerto molto particolare di Francesco de Gregori, il 15 luglio 2015 al Parco della Musica a Roma, che sarebbe durato due ore e più e lo avrebbe richiamato più volte sul palco, dopo che una simmetrica citazione messicana, Sotto le stelle del Messico a trapanàr, per sua stessa annotazione, avrebbe dovuto concludere lo spettacolo. A fare il punto esatto sul futuro si è quindi riusciti partendo da un inventario minimo del passato, con una serie di titoli che arrivavano fino a Niente da capire o a Rimmel, che lambivano confini anche problematici della sua produzione, come Finestre rotte, che si spingevano però anche testardamente nella moderna contemporanea frammentazione dissoluzione di ogni possibile orizzonte condiviso, con La testa nel secchio, con Il panorama di Betlemme. A descrivere il paesaggio di delicate esperienze individuali o di dure prospettive collettive, l'uomo che ama e la società che ammazza e che tradisce, è però un Principe vivo, visibilmente contento di trovarsi lì, sensibilmente in armonia, pacata, matura armonia con il suo pubblico, che offre riletture molto suggestive di ogni sua canzone. Serata particolare dal tono personale, se può dirsi così, dove Francesco chiama sul palco Luigi Grechi, proprio quel fratello, bibliotecario come il padre, che da ragazzo lo aveva spinto verso un diverso destino, verso la musica, ad una distanza di sicurezza appena percepibile dalla letteratura e dalla poesia. Lo chiama per intonare con lui Il bandito e il campione, compuntamente presentandolo solo come l'autore della canzone, prima, e poi la bellissima quanto scarna, essenziale e anarchica Senza regole. De Gregori si sente come l'ospite ad una festa e vorrebbe presentare tutti a tutti: così trova il modo di sottolineare la “splendida voce” della corista nonché violinista Elena Cirillo; così evoca il bassista arrangiatore, compagno di mille avventure musicali, Guido Guglielminetti,degregori 2 “l'uomo che tutto il mondo ci invidia”. De Gregori ha ancora il modo di chiamare sul palco Ambrogio Sparagna, il musicologo fisarmonicista, che ballerà lungo tutto il palco per diversi brani. E dopo il set di pezzi che terminerebbe esattamente a un'ora e mezza dall'inizio del concerto, si aprono i ripetuti bis, lui e la band vengono richiamati fuori più volte, mentre il pubblico delle prime file è in piedi a ridosso del palco e l luci della cavea sono tutte accese, perché tanto non si è più in grado di capire chi stia cantando con chi. Ma, tanto, non c'è niente da capire. Francesco de Gregori nella notte romana, e questo prendetelo a piacimento come un appunto di colore o una ruvida nota politica, lo sento cantare finalmente liberato dalle architetture pure coinvolgenti della sua poetica, liberato dal ruolo nel quale per decenni, forse suo malgrado, molti l'hanno relegato. È, de Gregori, sospeso a mezz'aria con la sua chitarra e la sua voce, come il Viandante di Vicebsk, come l'innamorato di tante tele di Chagall. Sceglie di continuare a cantare il bello ed il brutto del mondo, scandagliando lo come lui sa fare, per una volta non in battere, ma in levare.

Rocco Infantino

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perle ferri0Il 10 Agosto 2007, in una magica serata sul palcoscenico del mitologico Teatro Antico di Taormina Alessandra Ferri dà il suo addio alla danza. Ha appena 40 anni. Una serata impossibile da dimenticare. Lo scenario del Teatro è noto: le antiche pietre color rosa fanno da sfondo, con quello squarcio straordinario sul lontano Etna sempre presente con il suo pennacchio rosso, che sia la scena per una Turandot o un Rigoletto o per la danza della Ferri. Cinquemila spettatori, pubblico della grandi occasioni, oltre ai sempre graditi turisti, era accorso il popolo dei ballettofili e non mancavano le grandi firme dei vip. In prima fila il marito e grande fotografo Fabrizio Ferri e le due bimbe. Insomma un fiore a l’occhiello per il Festival di Taormina diretto da Enrico Castiglione. Nel programma Alessandra passava con naturalezza dalla Cinderella di J Neumeir alla passionale Carmen di R.Petit, dalla languida Dame aux Camelias di Neumeier, dalle coreografie di L. Lubovitch, W. Forsythe, B. Stevenson alla dolce Manon di K.McMillan accompagnata da Giulio Bocca, comunicando agli spettatori una emozione unica.

Al termine e dopo aver accolto commossi e scroscianti applausi, scomparve romanticamente nella notte con marito e figlie sulla barca di e con Sting per far ritorno all’Isola di Pantelleria. Ma perperle ferri1 fortuna non è andata così, Alessandra non ha mai interrotto quel filo indissolubile di una passione, di un destino. Non poteva una artista come lei abbandonare così la scena. Una come lei con la sua storia! Una storia incredibile che inizia quando da bambina comincia i suoi studi alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala e che continua con il suo ingresso al Royal Ballet o essere stata scelta a soli 19 anni da Sir Kenneth McMilan quale interprete dei suoi più importanti balletti. Ha raccolto in seguito nel suo cammino una infinità di prestigiosi premi come il Prix de Lausanne, il Sir Lawrence Olivier Award, il Dance Magazine Award e il Benois de la Danse .

Ha 22 anni quando Mikhail Baryshnikov la invita all’ American Ballet Theatre dove rimarrà fino al 2007. Ha lavorato con i più grandi coreografi del nostro tempo: Sir Frederick Ashton, Sir Kenneth McMillan, Jerome Robbins, Jiří Kylián, Twyla Tharp, John Neumeier, William Forsythe, Roland Petit. Ha danzato nei teatri più prestigiosi del mondo. Voleva farci dimenticare tutto questo? Impossibile. E per fortuna ci ha ripensato: dopo quella sua “minaccia” fatta in una lontana sera ne ha fatte di cose!

Infatti dopo quell'addio alle scene del 2007 e dopo una breve parentesi Alessandra Ferri è stata presente in varie e importanti manifestazioni di danza: al Festival dei Due Mondi di Spoleto, proprio a Spoleto nel 2013 il suo ritorno con "The piano upstairs", ideato dal guru di Broadway John Weidman. A Modena si è esibita in "Trio ConcertDance", spettacolo concesso in prima assoluta per l'inaugurazione di ParmaDanza 201. E ancora si segnala la sua presenza nel 2014 al Ravenna Festival.

perle ferri3Con una bellezza più morbida e ancor più consapevole di se, con il suo copro sempre sottile, flessuoso e parlante Alessandra dimostra e conferma come la maturità può regalare nuove sfumature all’arte della danza e che l’età è solo uno stato mentale e non un impedimento per artisti come lei e altri importanti talenti.

Oggi Roma la accoglie con entusiasmo dopo ben undici anni di assenza. Ci ha pensato Daniele Cipriani, un appassionato di danza e grande organizzatore e produttore di spettacoli indimenticabili. Dunque, arrivata a cinquant’ anni ha deciso di ripercorrere ancora le vie della danza e con una nuova linfa.

Evolution è il titolo della serata del 30 Luglio nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica Roma. Uno spettacolo che segna l’evoluzione di questa grande artista. Il programma della serata molto attesa laperle ferri4 vedrà insieme a un asso della danza internazionale, quale Herman Cornejo primo ballerino dell’American Ballet Theatre che dalla nostra star si sente più stimolato nella sua ricerca artistica. Insieme a loro dueci saranno anche alcuni acclamati danzatori provenienti da compagnie classiche e moderne di punta. Tra loro, Tobin del Cuore (Lar Lubovitch Dance Company), Craig Hall (New York City Ballet) e Daniel Proietto (Russell Maliphant Company), artisti molto diversi tra di loro, eppure tutti profondamente uniti dalla medesima visione della danza.

Diversi anche i lavori coreografici presentati in questa raffinata serata: dall’americano Lar Lubovitch al franco-albanese Angelin Preljocaj, dall’inglese Christopher Wheeldon alla canadese Aszure Barton.

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perle Giselle

Giselle e Svetlana. Un’osmosi, un essere unico. La danzatrice e l’interprete che si fondono dando vita ad un’essenza. L’essenza, quella che è apparsa agli occhi di molti, quella incarnata dalla ballerina più brava di questo tempo, Svetlana Zacharova. Sabato 18 aprile al teatro San Carlo di Napoli sold out per lo spettacolo di balletto Giselle, la cui protagonista è stata appunto la grande danzatrice russa. Una serata che resterà alla storia per la sublime esecuzione ed interpretazione di Giselle in cui Svetlana non ha danzato, ma fluttuato nello spazio. Il suo corpo ha dominato il palcoscenico senza produrre il benché minimo rumore se non quello dello spostamento d’aria. Già, perché è essa stessa “aria”. E luce, quella che contiene anche nel suo nome (svet in russo significa “luce”) e che trasmette con la sua grazia. perle Giselle1

Il balletto in due atti racconta di una contadina, Giselle, che vive con la madre in un villaggio della Renania del Medioevo. Il suo ingresso sul palco è accolto da un lungo applauso e a stento il pubblico riesce a controllarsi. L’emozione è troppo grande. Le sue braccia lunghe e affusolate accompagnano i movimenti che lievi raccontano la storia della sventurata Giselle. E’ la stagione della vendemmia e nel pieno della festa fa il suo arrivo un principe vestito da popolano, Albrecht, che si diverte a corteggiare Giselle. Lei, che ne ignora le nobili origini, se ne innamora. Danzano e giocano allegramente, ma la madre di Giselle cerca di dissuaderla a causa delle caduche condizioni di salute della ragazza. L’arrivo della corte e della promessa sposa di Albrecht, la principessa Bathilde, viene salutato dalla ballerina con la famosa variazione eseguita con grande raffinatezza. Ma il nuovo ingresso rompe la gaiezza che aleggia sul villaggio. Il guardiacaccia innamorato di Giselle smentisce il falso popolano e svela la sua vera personalità. Giselle impazzisce e per il dolore muore.   

La scena della pazzia, suggellata dalla musica struggente, raggiunge picchi di autentica commozione e l’attesa per l’inizio del secondo atto è vibrante. Ciò che accade nel regno delle Villi fa salire le emozioni che si affastellano e si concentrano sulla tomba della povera sventurata. Myrtha, la regina delle Villi, è austera ed accoglie Giselle invitandola ad unirsi alle altre creature morte per amore. La scena delle Villi è toccante. Svetlana è a un metro sopra di loro. Il corpo di ballo danza, lei lo sovrasta. Nella sua imponenza è delicata, appare fragile eppure forte perle Giselle2 nei suoi développès e nei suoi panche arabesque che non finiscono mai. La perfezione delle linee è intatta anche quando esegue in pas des deux la serie di grand jetes per attraversare il palcoscenico. Oltre i 180 gradi, eppure il suo atterraggio è insonoro.    

Il pubblico in delirio ha acclamato la danzatrice che al termine del balletto ha fatto una decina di uscite con applausi che non si sono mai arrestati. Le luci dei cellulari per fotografare la divina sul proscenio sono stati uno spettacolo nello spettacolo. E la folla in attesa all’uscita degli artisti si è protratta per ore. Una fatica che si poteva affrontare pur di vedere da vicino il mito, la leggenda contemporanea della danza classica.perle Giselle3

Eva Bonitatibus

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perle 1

Il grande sogno si è avverato. Ma di sogni Petra ne ha avuti tanti e tutti esauditi. Nasce ad Anagni lo storico paesino in provincia di Frosinone. Da piccola voleva fare la ballerina. Entra alla scuola della Accademia Nazionale di Danza di Roma e ha la fortuna di studiare con un grande maestro, Zarko Prebil il quale si prende cura di lei come di un gioiello prezioso e la conduce negli anni. La bimba ha gambe affusolate su due piedini perfetti e fortissimi, ha braccia parlanti e un viso da diva, il che non guasta, ha talento a non finire e già un nome che sembra un nome d’arte Petra Conti. E il suo primo sogno quindi si è avverato ma ne ha subito un altro più grande. Riesce a realizzarlo quando attraverso la Rai vince un premio, le viene chiesto di scegliere e lei dice il suo sogno: ballare con Bolle, già divenuto un mito! Ed è così che la quindicenne Petra, commossa fino alle lacrime, timida ma tenace, arriva a San Pietroburgo accolta da una tenera telefonata di benarrivata del suo eroe e dal famoso maestro Zanella dell’Opera di Vienna che la prepara per il grande incontro con Bolle. Finalmente  Petra ci riesce a ballare con Lui anche se solo sul palcoscenico  deserto del  sontuoso Teatro di Corte degli zar, l’Ermitage, tutto per loro due. Ma attenzione, ci sarà un seguito.perle 2
perle Pertra3L’iter luminoso di questa ballerina così speciale continua senza soste e con tanta gloria. Appena diplomata e dopo un anno di perfezionamento in Russia viene assunta nel Corpo di Ballo della Scala, ha appena 21 anni. Subito si fa notare. Si rappresenta una Giselle  con la solita brava ballerina russa come ospite, a lei toccherà la seconda come è giusto che sia. Il padre di Petra orgoglioso di questa sua figlia vuole per lei il massimo: ingaggia un ufficio stampa personale al fine di farle pubblicità. E dunque succede il boom. L’ufficio stampa chiama a raccolta tutta la critica più selezionata, convince con molto ardore tutti a andare a vedere questa rivelazione , il critico del più importante quotidiano  italiano, chiese addirittura al Teatro i posti per la seconda e non per la prima!!!! Il successo fu strepitoso,  gli elogi, le critiche , gli aggettivi  si sprecarono, Petra era emersa. Il direttore del Ballo del Teatro divenne sempre più attento a questa nuova arrivata! Conquistò subito il titolo di solista e  interpretava sempre più spesso ruoli importanti nella programmazione. Ma ancor prima di entrare alla Scala la piccola star aveva già entusiasmato tutti negli spettacoli di fine anno alla Accademia, nel Lago dei Cigni, Les Sylphides, Schiaccianoci, Excelsior…e fatto incetta di Premi: Premio Roma, Serge Lifar, Premio delle Arti, Premio Positano, La Ginestra d’oro. Inoltre è stata invitata, lei giovanissima e ancora poco nota ballerina classica, insieme a undici dive dello schermo a partecipare a uno straordinario calendario con foto di Gianluigi Di Napoli in cui faceva acrobazie, truccata da un famoso clown. Ogni volta che esce sui giornali un articolo che la esalta  le edicole di Anagni e Frosinone, dove vivono i genitori, fanno il tutto esaurito, ed è gran festa.
Con la Scala certamente ha fatto esperienze significative e, sempre per le sue eccezionali qualità, si distingueva fra le sue colleghe, provocando forse e senza volerlo qualche punta di invidia. La più bella perle 4di queste esperienze è stata  quando a soli 22 anni in Russia sul palcoscenico dopo uno spettacolo al Bolscioi il direttore del Ballo Mahar Vaziev la nomina Prima ballerina. Grande emozione! In seguito durante la tournée in Brasile a San Paolo, Rio de Janeiro e Bela Horizonte, sempre con La Scala, è stata  interprete per le prime. Ma non ostante i molti servizi televisivi che le riservavano, non ostante gli elogi, non ostante il successo Petra non era soddisfatta. Ballava poco. E’ una vecchia storia, in Italia la danza non è al primo posto per la Cultura del Governo, in Italia si fa poco per la danza, i più bravi emigrano, tanto qui non c’è molto da fare, i governanti si interessano  al cinema, alla televisione, all’opera ma non abbastanza alla danza e questo non ostante le platee siano sempre colme di un pubblico entusiasta.E soprattutto si dà poco spazio ai nostri pur bravissimi artisti preferendo più glamour invitare gli stranieri. Petra scalpita. Arriva la grande proposta a cui non si può dire di no. Dal Boston Ballet che ha adocchiato questa perla e non vuole farsela sfuggire. E così Petra insieme al suo partner, l’albanese Eris Nezha che nel frattempo è diventato suo marito, accetta e attraversa l’Oceano.perle 5
E’ tutta un’altra storia. In America si balla, tutti i giorni, in sede e in tournée, e così deve essere per un danzatore, per sentirsi bene, in forma e in continuo maturare con nuovi ruoli, nuovi partner, nuovi palcoscenici. In men che non si dica Petra, a 24 anni conquista subito il gradino più alto, quello di  Etoile. Diciamo che in Italia sarebbe stato difficile se non impossibile. Petra è diventata una stella, è bella, ha tutte le qualità per essere una grande, dà sicurezza al partner.
Ed ecco che  arriva il sogno più grande: estate 2014 di nuovo Roberto Bolle al telefono. La vuole come sua partner nei suoi spettacoli nei suoi Gala. Lui sa di andare sul sicuro, la conosce bene, ha sperimentato in quel lontano giorno la sua leggerezza la sua perfezione la sua classe, certamente sa che  può essere per lui una più che degna compagna. Che coppia fantastica! I sogni son desideri….come canta una certa Cenerentola, ma quando i sogni sono di una fanciulla con le doti, con il temperamento e la determinazione di una Petra Conti allora sono una realtà. perle 6


Agnese de Donato

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Ospitiamo volentieri in questo nuovo spazio le Giornate Fai di Primavera. Un’occasione imperdibile per aprire gli scrigni e ammirare le perle preziose che il nostro territorio custodisce. Buone scoperte e buone passeggiate nella storia e nella bellezza a tutti!  

perle castello di brienza 1

Le giornate Fai di Primavera, storico evento nazionale del Fondo Ambiente Italiano, fondazione no profit che dal 1975 opera per tutelare il patrimonio d’arte, natura e paesaggio quest’anno cadono eccezionalmente nello stesso giorno dedicato ad un bene indispensabile l’acqua.

Le Giornate Fai di Primavera, sono un invito ad uscire di casa per scoprire le bellezze che il territorio ha visto sbocciare nei secoli. Sorprendenti tesori, nascosti fra i luoghi della vita quotidiana, vengono raccontati da specialissimi apprendisti Ciceroni, studenti delle scuole medie e superiori, che preparati da insegnati e volontari, approfondiscono la storia dei nostri territori ed offrono visite stimolanti ed allegre.

Il gruppo nascente di volontari del FAI della “città metropolitana” di Potenza quest’anno ha organizzato le Giornate Fai a Brienza, in sinergia con l’amministrazione comunale di Brienza ed altre associazioni locali. Gli apprendisti ciceroni della scuola media, coordinati dalla Professoressa Maria Antonietta Pontrandolfi e dai volontari Aurora di Distefano, Cataldo De Luca e Raffaele Mangieri, ci accompagneranno alla scoperta del borgo e delle sue bellezze. 

Sabato 21 e domenica 22, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, ogni ora partiranno visite guidate dall' ex Convento dei Francescani, in Piazza del Municipio, per raggiungere il Borgo Medievale ed il Castello Caracciolo (dove sarà visitabile anche il museo della tortura a cura dell' Associazione Musica Vita mia). In ultimo gli apprendisti ciceroni ci mostreranno il giardino botanico e didattico di cui si prendono cura da alcuni anni. 

Apertura straordinariasarà la cappella affrescata di Santa Maria degli Angeli, sulla strada per Brienza, sempre chiusa e in procinto di essere restaurata (visite a cura degli studenti del Liceo Linguistico Da Vinci, di Potenza, coordinati dalla professoressa Angela Guma).

Nella giornata di domenica, GIORNATA MONDIALE DELL'ACQUA, oltre alle visite suddette, ci sarà la presentazione del concorso fotografico "Porta all'EXPO il tuo mulino" per fotografi e videomakers, presso il BeB "La voce del fiume" a Brienza ed una escursione ad un mulino ad acqua, nell'ambito del progetto interregionale #Aqua2015. Il concorso bandito dal CNR IBAM, Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali è sul tema dei mulini ad acqua e del paesaggio storico rurale in Basilicata, e prevede dei premi in denaro, così come sarà descritto dal bando di prossima pubblicazione.

I mulini ad acqua, patrimonio sconosciuto della Basilicata, per secoli hanno trasformato l’energia idrica per scopi preziosi come la produzione di farina, la battitura della lana e la lavorazione di legna o metalli. Marica Grano e Maurizio Lazzari, del CNR - IBAM, hanno censito e georeferenziato centinaia di mulini in Basilicata, attivi fino ai primi decenni del novecento. Oggi, lì dove ancora presenti, le strutture versano in uno stato di abbandono e degrado. “E' arrivato il tempo di rivalutare i mulini ad acqua, per "macinare" memorie ed idee innovative! Per chiunque fosse interessato a raccontare la storia dei #mulinilucani o #mulilu, siamo disponibili a darvi informazioni sulla ubicazione! Scriveteci a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e m.lazzari@ibam.cnr.it

Sulla pagina Facebook “FAI Basilicata” inoltre troverete tutti gli appuntamenti cittadini e regionali previsti, tra cui in arrivo l’evento “Go to Casa Noha” a Matera, esempio lucano di bene gestito dal FAI!

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