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Cultura

Bon Dylan

Ed è cosi che ad un ragazzo nato nel profondo Minnesota con il nome di Robert Allen Zimmerman, trasferitosi nella New York degli anni sessanta in pieno fermento culturale, viene assegnato un premio nobel per la letteratura.

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cultura ligabue 1

Dicono che le sue canzoni sono sempre le stesse e che sono suonate sempre sui soliti accordi, e allora mi chiedo perché i 135 mila (nelle due giornate di concerto) del Liga Rock Park ad ogni canzone avevano sul loro volto emozioni diverse?

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cultura 1

Rispetto. Le Giornate europee del patrimonio servono proprio a riflettere sul significato di questa parola. Il rispetto è quell’azione sacra che consente agli uomini di essere immortali.

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cultura 1

Il pallottoliere di Youtube mi informa che sono il visualizzatore numero novecentosette, mentre rivedo il nuovo video dei Pietranuda,

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cultura ArtHeroines 1 FRANCESCO VISCONTI PRASCA

foto di Francesco Visconti Prasca

Bologna ha fatto da sfondo alla Notte delle Gallerie con gli allievi dell’Accademia delle Belle Arti e la loro inedita arte performativa. “Art Heroines/ le voci delle artiste da Hannah Höch a Kara Walker” è stato uno spettacolo suggestivo in cui i giovani studenti del corso di Fashion Design Biennio hanno portato in scena, lo scorso 16 giugno,

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cultura lalungamarciadellalettura 1

“Una cosa è certa: ci siamo divertiti tutti leggendo…quale migliore celebrazione del libro?” (Elda Rizzitelli)

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cultura sirena 1

La sirena, nel contesto odierno e anche nel passato, rappresenta l’immaginario. Un immaginario cui, attraverso le conoscenze visive dell’uomo, si attribuisce una raffigurazione allegorica. In un certo senso si è dato nei secoli alla ­figura della sirena l’immagine allegorica del bello, del mistero, del fascino, di libertà e dell’armonia, un’armonia che sta tra l’uomo e il mare, quasi come se dessimo alla sirena il compito di esplorare per noi il mare, questo immenso mistero attribuendole una ­figura semi-umana. E cosa c’è di più bello nel rappresentare la sirena attraverso la ­figura di una donna con la coda di pesce? (un ammaliante pensiero). Allestii anni fa una mostra in un locale di Salerno, il Cercopiteco, organizzata dall’associazione Arteteka, in cui realizzai varie immagini di sirene realizzate con una base di sabbia e colla e prendendo ispirazione dalla bellezza del mare. Ne vennero fuori dei capolavori molto ben apprezzati dal pubblico campano, tant’è che vendetti tutte le opere esposte.

cultura sirena 2 cultura sirena 3 cultura sirena 4

Nella sirena è racchiusa tutta la nostra concezione del bello immaginario ma non soltanto legato alla espressione estetica della ­figura, ma anche nell’espressione dell’anima, e spesso la sirena esprime il concetto della piacevolezza di una condizione di solitudine, abbandono, riflessione, sofferenza rapportato ad una immensità che le appartiene o dalla quale vorrebbe fuggire. Una inquietudine dell’anima più attuale di quanto potesse esprimere la ­figura antica della sirena. Questo è il concetto idealistico-allegorico-onirico di sirena che abbiamo generalmente noi moderni, ma nel passato, la leggenda voleva che le sirene fossero dei pesci a cui l’uomo aveva attribuito le sembianze di una donna ammaliatrice di pescatori vittime della seducente bellezza e del seducente suono che emettevano per incantarli e divorarli.

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In questa serie realizzata ormai quattro anni fa, ho cercato di rappresentare tutto ciò attraverso la fusione dei colori: forti, decisi e delicati. Contrasto tra la dolcezza apparente e l’inquietudine dell’anima, il mistero di un fondale come il mistero della nostra vita, la grazia, la rassegnazione di una condizione, il tuffarsi per un attimo in una condizione di silenzio e riflessione, lo sfondo dell’immensità che potrebbe essere l’immensità interiore di ognuno di noi. La luce, direzione verso cui la sirena si orienta, rappresenta il nostro bisogno di un riferimento in una immensità che si fa più moderna allorquando la nostra anima si smarrisce.

Pasquale Palese

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cultura ilsegnodisquitieri 1

In una piovosa e fredda sera di marzo, con inesorabile insistenza, il ticchettio delle gocce pesanti d’acqua e l’aria fredda rimarcano il clima impervio di questa città, Potenza, nel cuore della Lucania, arroccata sull’Appennino, una vertebra della spina dorsale dell’Italia.

Le gocce di pioggia che battono e scivolano lungo i gradini di pietra vulcanica antichissimi del vicolo De Rosa, nel centro storico della città, sembrano letterine dell’alfabeto che cadono quasi come un racconto su questa terra martoriata da calamità naturali e il cui popolo, con radici antiche di lottatori, convive e reagisce e si confronta. Una terra impervia ma straordinariamente bella che nonostante tutto ha generato uomini di arte e cultura che l’hanno raccontata e di cui ne possiamo essere orgogliosi.

Al numero civico 6 del vicolo suddetto, nella sede del Circolo Culturale Gocce d’autore si evoca proprio una goccia di storia artistica della Lucania. Una goccia d’arte ma grande e insistente: come la pioggia cadendo accarezza il suolo, cosi Italo Squitieri accarezzava con il pennello la sua tela, con i colori della sua Lucania che amava e che aveva nel DNA.

Perché dico Lucania e non Basilicata? Perché nell’arte di Italo Squitieri si respira e si percepisce proprio la Lucania antica attraverso la forza del colore materico. Egli esprime la forza, la forza di un popolo e di un territorio, il suo, la forza nelle figure, i paesaggi prendono forza illuminati da una luce radente che mette in contrasto i vuoti e i pieni di una pietra lucana che si porta dentro espletandola in tutti i suoi dipinti, anche in quelli dove raffigura le montagne delle Alpi, si trova e si legge sempre la lucanità di cui era pervaso e che impossessava l’artista Squitieri. cultura ilsegnodisquitieri 2

E’ proprio sulle Alpi, a Cortina sua residenza, che Italo Squitieri espleta gran parte della sua vita artistica. Si potrebbe pensare: “ecco! Un altro uomo di cultura che va via dalla sua terra. No!.. o meglio Ni!”

Un artista che come uomo ha profonde radici nella sua terra e di cui non ne ha mai negato le origini e la sua profondità portando con se la testimonianza di un popolo forte, lottatore, ed è nella sua terra che ha voluto che si consumassero le sue ceneri.

Torniamo nel nostro vicoletto, entriamo in una porticina bianca, in una goccia di cultura tra le gocce di pioggia che cadono impenitenti. Un po’ come in un dipinto di Squitieri dove ci sono porte semi aperte e finestre con i fiori, una scena antica in cui si entrava in quelle porticine del vicino per soffermarsi a chiacchierare.

Anche qui entrando troviamo degli amici che vogliono rievocare un amico di tutti noi lucani: Italo Squitieri. Ma questa volta lo facciamo con più ironia e meno solennità. Una solennità che percepiamo dai primi due dipinti: l’autoritratto dell’artista in una espressione solenne con caratteri e pennellate decise, veloci, istintive e la solennità della montagna sulla parete destra della prima stanza, la materia, la forza ma anche il silenzio di un paesaggio da contemplare. cultura ilsegnodisquitieri 3

L’ironia la troviamo appena varchiamo l’arco che divide le due sale. Si, Italo Squitieri era un artista che prendeva la vita con ironia oltre che con profondità.

Il bel calore che ci accoglie ci difende dal freddo e accomuna in un unico intento i presenti in sala: parlare di un amico di cui tutti ne andiamo orgogliosi. Si avverte la presenza dell’artista attraverso i racconti inediti dell’amico medico Luigi Luccioni, come inediti sono i disegni che ci circondano. Siamo tutti intorno ad un pianoforte dall’aria solenne, e anche questa richiama alla mente una scena antica, tutti intorno ad un braciere ad ascoltare racconti. In questo caso il braciere è la cultura.

L’amico che è stato più vicino all’artista, Luigi Luccioni, ci racconta e ci traccia il profilo ironico di un artista. Un’ironia che è presente e si percepisce dalla raccolta di disegni intitolata “Turisti d’oltralpe” affidata in gentile concessione al Circolo Culturale Gocce d’autore dalla Signora Grazia Lo Re, titolare della galleria Idearte del capoluogo lucano.

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Sono disegni a tratto sottile, a linea fluida, rapida, come una macchina fotografica immortala l’attimo. E’ facile immaginare l’artista seduto in una tranquilla caffetteria di Cortina a ritrarre in pochi tratti, in una essenza di scena, i turisti che osservava con il suo sguardo curioso e critico. Figure che, nonostante l’aspetto comico che strappa sorrisi a chi li osserva, colgono un realismo percettivo. Nei disegni si legge l’ispirazione dalla realtà che colpisce l’artista, estrapolando l’essenza e fermando l’attimo con una rapidità e padronanza del segno disteso su carta comune. Luigi Luccioni ha sottolineato la dote “dell’immediatezza del segno” di italo Squitieri attraverso cui coglieva l’essenza e la comunicazione della figura. Egli disegnava su ogni materiale: su tovagliette di trattoria, su blocchetti di carta, su qualunque pezzo di carta avesse tra le mani per fermare ciò su cui i suoi occhi si posavano. I suoi disegni, i suoi dipinti erano il linguaggio dell’artista, la sua comunicazione, egli aveva la bellezza e la profondità nella sua anima.

Tutti i lucani dovrebbero sapere e conoscere chi, attraverso il suo fare intellettuale, abbia dato lustro e onore alla terra di Basilicata.

cultura ilsegnodisquitieri 7 Mi fermo a raccontare la vernice del 13 Marzo a Gocce d’autore, della vita e delle opere di Italo Squitieri hanno scritto persone più autorevoli e firme importanti della cultura italiana. In chiusura invito i lettori ad approfondire la conoscenza di questo artista lucano che ha introdotto nel mondo la sua “goccia” di cultura.

Pasquale Palese

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