Dec 07, 2021 Last Updated 7:57 AM, Dec 1, 2021
Francesca Soloperto

Francesca Soloperto

Dilettante Fotografa

Mi faccio catturare da tutto ciò che mi da emozione e immagazzino nel mio Io.

Sono curiosa verso tutto ciò che può insegnarmi qualcosa.

Sono curiosa verso l’Arte qualunque essa sia perché penso che sia espressione di un altro Io, dunque porta alla riflessione e al confronto, perciò crescita.

Considero il “Viaggiare” una forma di Educazione al Sapere e al saper Vivere, aspiro dunque a girare il Mondo…così da poter poi affermare: “ ho conosciuto, ho vissuto!”.

Cos’è per me la fotografia?

“Se guardando la foto questa mi da la stessa emozione che ho provato scattandola allora è lei, diversamente la cancello”.

È quando soffia il vento dell’Est che la realtà cambia forma, una grigia infanzia si trasforma in mille colori e rigidi personaggi in inaspettati e dinamiche personalità. La metamorfosi inizia con l’arrivo della donna che come mezzo di trasporto usa l’ombrello e riesce a far entrare tutto in una borsa di pezza, il sogno di ogni donna! Il metro segna sempre e solo un’altezza per lei: “praticamente perfetta”, è una donna che “sgriderà un bambino per aver indossato un cappotto in una stanza calda, ma anche una che porterà i bambini di cui si prende cura a un congresso di mezzanotte di animali allo zoo e in un pomeriggio in giro per il mondo”. Chi non avrebbe voluto una tata così? L’adorabile Mary Poppins della Disney! Beh tutti avremmo voluto che la stanza si riordinasse con uno schiocco di dita e le medicine assumessero un sapore diverso dall’amaro. Ma poi quando vai ad indagare sulla vera storia che ha fatto sì che questo personaggio nascesse, ti accorgi, che a differenza di quello che è accaduto a te, l’infanzia di qualcuno è stata così piena di lacrimevoli eventi che Mary Poppins è stata una buona e sana scusa per evadere dalla realtà.

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Leggero

Com'è misteriosa la leggerezza

Hop, hop, hop

È una strana cosa, è una carezza

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La venticinquenne aborigena, nata a Groote Eyland nello stato del North Territory in Australia, appartiene alla tribù Wurramara. Proprio il suo trisavolo, Joe, si insediò in Milyaburra, isola sacra e mistica nel Golfo di Carpentaria, nella quale ebbe origine una piccola comunità; sono presenti solo un negozio e una scuola, situati proprio di fronte alla casa della nonna dell’artista. Il nome Milyaburra diventerà poi il nome dell’album di Emily uscito nel 2018, che la porterà alla nomination per il Miglior Album di Blues and Roots (miglior album di Blues e radici) agli ARIA (Australian Industry Recording Association) Award in Australia.

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Gli ignavi danteschi li ho sempre immaginati così, come ombre vaganti senza corpo. Un’anima esistente, ma non così consapevolmente da compiere scelte. Io non voglio esser dura come Dante (del quale ricordiamo il suo essere attuale, sempre, anche nel settecentenario della sua morte), che li definisce come “l’anime triste di coloro che visser sanza infamia e sanza lodo”, però per descrivere queste ombre presenti nella foto, potrei scegliere il verso di coloro “che mai non fur vivi”. Delle anime che ci sono, ma che nella realtà non trovano un corpo nel quale prendere forma. Vi spiego il perché.

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Opera tratta dalla Galleria di Egidio Antonaccio

Egidio Antonaccio prima di essere un meraviglioso artista è il mio zio d’America preferito. L’ho sempre guardato con occhi incuriositi, questo zio alto e con il baffetto, che viveva dall’altra parte del mondo, e benché non potesse presenziare i pranzi natalizi non ha mai fatto mancare il suo regalo sotto l’albero e la telefonata alla vigilia. Immancabile la sua telefonata il 30 giugno per gli auguri di compleanno alla sua nipotina. C’è sempre stato questo forte legame, anche se abbiamo vissuto distanti, in realtà non so spiegare il perché, ma questa intesa mi è sempre piaciuta. Quando veniva a trovarci era una gran festa a casa, non poteva venire tutti gli anni, l’America non è poi proprio dietro l’angolo, inoltre anche lui aveva i suoi impegni lavorativi, anche essere un artista è un lavoro. Lo aspettavo con un senso di ansia misto a gioia, fino a quando non giungeva la telefonata dall’aeroporto di Roma, era fatta! Lo zio era atterrato, quattro ore e lo avrei visto sbucare con la sua auto a noleggio da dietro la semicurva. A volte impaziente gli andavo incontro, mi avrebbe poi presa a bordo fino a casa. Le sue permanenze mai ben chiare e definite, in fondo adesso che anche io vivo in un altro continente lo capisco; quando torni nella tua terra vorresti fare tante cose e rivedere tanti amici, e purtroppo il tempo è sempre tiranno, ma mai è mancata la sua visita a Firenze.

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