Dec 08, 2022 Last Updated 3:12 PM, Nov 24, 2022
Rocco Infantino

Rocco Infantino

Giornalista pubblicista, batterista sconveniente.

Leggo. Mi incuriosisce la fisica quantistica. Mi piace il jazz. Scrivo in privato, uso il Garamond. Credo nella sezione aurea, nell’entanglement, nel dualismo onda particella. Preferisco i film francesi, i cibi semplici, le persone semplici, i problemi semplici.

Il mio orario del cuore sono le cinque e venti. Detesto usare Domodossola nel gioco “Nomi, cose, città” e vivrei volentieri a Londra, Parigi e Roma, come la maggior parte delle vallette degli illusionisti. Fin da ragazzo ho l’età che descrive J. L. Borges in Limites. Se non svolgessi un lavoro in ambito giuridico legale, probabilmente avrei voluto essere quello che fischia nella canzone Lovely head dei Goldfrapp.

Nei primi anni del secolo scorso, nel piccolo ospedale municipale della cittadina di Haverhill, nella contea di Essex nello stato del Massachusetts, il dottor Duncan MacDougall, servendosi di una bilancia Fairbanks alla quale aveva adattato un telaio di legno su cui aveva assicurato un letto, in tempi diversi e secondo le disponibilità che la contingenza gli offriva, aveva osservato sei diversi pazienti in fin di vita, allo scopo di misurarne, con la migliore approssimazione possibile, ogni eventuale pur minima variazione di peso al momento del trapasso.

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Nel volgere di meno d’un paio d’anni, da società o collettività che fossimo, senza che i più se ne impensieriscano, siamo diventati gregge. Chi ci vuole gregge rilutta di fronte ai diritti individuali, persino quelli personalissimi e, del pari, di fronte alle esigenze, altrettanto naturali e irrinunciabili, dell’organismo sociale.

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Mescalina

Se sei un parchimetro, mangi le monetine e i bottoni li sputi.

Se sei un bottone, e il parchimetro ti mangia e non ti sputa, può darsi che per avventura tu abbia dimensioni e peso delle monetine accettate. E infine, se sei il proprietario del parchimetro, che a fine giornata si porta via il sacchetto degli spicci, può darsi che a lungo andare tu calcoli che qualche bel bottone d’osso o madreperla ti renda qualcosina dippiù che un nichelino dello stesso peso, e magari t’industri a questo fine, armeggiando il minimo necessario, per adattare la macchinetta.

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Quando ancora le rondini sono lontane, le prime promesse dell’arrivo della primavera, alle latitudini italiane, le portano le rime e le note della musica leggera. Sono i refrain appena orecchiati, le poche timide parole di qualche strofa che colpisce, accennate nella testa dentro a metriche incerte, ancora senza bilico, a diffondersi nell’aria prima delle fragranze dei fiori che di lì a poco, nel temperarsi delle giornate già di un poco più luminose, celebreranno la ciclica ouverture, regalando mitezza agli animi provati dagli inverni.

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Il settimo consiglio che il beneamato Gabriel Naudé forniva nel suo libriccino, quella preziosissima opera dal titolo Advis pour dresser une bibliothèque dalla lettura della quale, esattamente sei anni fa, il quindici di febbraio del 2015, avviavo il mio giro intorno al mondo dei libri su queste pagine, riguarda l’ordine che conviene dare ai libri in una biblioteca.

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Numero 100

 

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n100

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