Dec 08, 2022 Last Updated 3:12 PM, Nov 24, 2022
Rocco Infantino

Rocco Infantino

Giornalista pubblicista, batterista sconveniente.

Leggo. Mi incuriosisce la fisica quantistica. Mi piace il jazz. Scrivo in privato, uso il Garamond. Credo nella sezione aurea, nell’entanglement, nel dualismo onda particella. Preferisco i film francesi, i cibi semplici, le persone semplici, i problemi semplici.

Il mio orario del cuore sono le cinque e venti. Detesto usare Domodossola nel gioco “Nomi, cose, città” e vivrei volentieri a Londra, Parigi e Roma, come la maggior parte delle vallette degli illusionisti. Fin da ragazzo ho l’età che descrive J. L. Borges in Limites. Se non svolgessi un lavoro in ambito giuridico legale, probabilmente avrei voluto essere quello che fischia nella canzone Lovely head dei Goldfrapp.

editoriale 1

«Amo quell’ora in cui […] il mondo si fa chiaro a poco a poco / pur se con ciò, non insavisca affatto. / Io più del mattino amo l’albore». La televisione di Stato entra in tutte le case come l’acqua potabile, la luce e il gas; pare un servizio essenziale e si paga assieme alla corrente elettrica.

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L’australiana – Mary MacKillop, una donna contro le convenzioni, Edizioni San Paolo, 2016, è un ritratto di una religiosa australiana proclamata santa da Papa Benedetto XVI nel 2010.

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editoriale 1Insomma sono lì un mercoledì mattina di febbraio, Piazza Duomo 12, in una sala al piano primo del Palazzo Reale, più o meno a mezzo del percorso, col naso a circa due bracci da questa enorme tela di più di quattro metri per più di due sulla quale a olio quattrocento e rotti anni prima Pietro Paolo Rubens, durante il suo soggiorno italiano, spiega una potente immagine della circoncisione di Gesù per i gesuiti genovesi.

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zorroAlle festicciole di Carnevale, quand’ero bambino, era immancabilmente presente un manipolo di piccoli Zorro. Zorro - davvero debbo spiegare di chi parlo? - godeva di una ammirazione notevole e suscitava, più di diversi altri personaggi della fantasia, tentativi di emulazione.

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editorialeC’è un viaggio estremo che anche le menti più grandi sono destinate a compiere, più duro che la discesa nell’Ade, definitivo nella sua essenza eppure transitorio come pochi, un viaggio che testimonia la sopravvivenza, l’ultravivenza, si direbbe, ma che sempre si accompagna alla morte.

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Numero 100

 

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