Dec 07, 2021 Last Updated 7:57 AM, Dec 1, 2021
Rocco Infantino

Rocco Infantino

Giornalista pubblicista, batterista sconveniente.

Leggo. Mi incuriosisce la fisica quantistica. Mi piace il jazz. Scrivo in privato, uso il Garamond. Credo nella sezione aurea, nell’entanglement, nel dualismo onda particella. Preferisco i film francesi, i cibi semplici, le persone semplici, i problemi semplici.

Il mio orario del cuore sono le cinque e venti. Detesto usare Domodossola nel gioco “Nomi, cose, città” e vivrei volentieri a Londra, Parigi e Roma, come la maggior parte delle vallette degli illusionisti. Fin da ragazzo ho l’età che descrive J. L. Borges in Limites. Se non svolgessi un lavoro in ambito giuridico legale, probabilmente avrei voluto essere quello che fischia nella canzone Lovely head dei Goldfrapp.

Sostiene una mia cara amica, mentre professa – o confessa, secondo la gravità che si voglia attribuire al fatto – di leggermi assiduamente, che quel che risulta da quanto scrivo su queste colonne è che io sia twisted, derubricando così, elegantemente, il dubbio, che pure non mi tace, che io sia invece proprio mentalmente disturbato. Quel che segue, dunque, stavolta, non può che essere dedicato a lei.

Un agosto di diversi anni fa, accompagnavo una relatrice al congresso mondiale dell’International Federation of Library Associations and Institutions (IFLA); il congresso si teneva a Milano e ricordo che un bel mattino, durante una pausa dei panel dei lavori che lei seguiva, mi ritrovai tra un gruppo ristretto di persone in una saletta della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, dove le guantate mani di un Prefetto o di un membro del Collegio dei Dottori reggevano con la cura che si riservi a un infante in fasce, per la gioia dei nostri occhi, nella sua superba legatura originale, il Codice Atlantico, la più ampia raccolta di disegni e di scritti di Leonardo da Vinci. Vedere quei tratti di matita nera o d’inchiostro che delineavano forme di anatomia, appuntavano studi di meccanica o di botanica, che schiarivano i concetti sul volo degli uccelli o fissavano l’astronomia conosciuta o l’architettura pensata, quelle forme che comunque discorrevano direttamente con gli occhi, ugualmente delle leggi dell’ottica, o raccontavano a essi di geografia o di matematica, o indagavano i fenomeni dell’idraulica, fu un’esperienza molto intensa, una delle poche che non mi ci provo neanche, a descrivere.

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Nei primi anni del secolo scorso, nel piccolo ospedale municipale della cittadina di Haverhill, nella contea di Essex nello stato del Massachusetts, il dottor Duncan MacDougall, servendosi di una bilancia Fairbanks alla quale aveva adattato un telaio di legno su cui aveva assicurato un letto, in tempi diversi e secondo le disponibilità che la contingenza gli offriva, aveva osservato sei diversi pazienti in fin di vita, allo scopo di misurarne, con la migliore approssimazione possibile, ogni eventuale pur minima variazione di peso al momento del trapasso.

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Nel volgere di meno d’un paio d’anni, da società o collettività che fossimo, senza che i più se ne impensieriscano, siamo diventati gregge. Chi ci vuole gregge rilutta di fronte ai diritti individuali, persino quelli personalissimi e, del pari, di fronte alle esigenze, altrettanto naturali e irrinunciabili, dell’organismo sociale.

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Mescalina

Se sei un parchimetro, mangi le monetine e i bottoni li sputi.

Se sei un bottone, e il parchimetro ti mangia e non ti sputa, può darsi che per avventura tu abbia dimensioni e peso delle monetine accettate. E infine, se sei il proprietario del parchimetro, che a fine giornata si porta via il sacchetto degli spicci, può darsi che a lungo andare tu calcoli che qualche bel bottone d’osso o madreperla ti renda qualcosina dippiù che un nichelino dello stesso peso, e magari t’industri a questo fine, armeggiando il minimo necessario, per adattare la macchinetta.

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Quando ancora le rondini sono lontane, le prime promesse dell’arrivo della primavera, alle latitudini italiane, le portano le rime e le note della musica leggera. Sono i refrain appena orecchiati, le poche timide parole di qualche strofa che colpisce, accennate nella testa dentro a metriche incerte, ancora senza bilico, a diffondersi nell’aria prima delle fragranze dei fiori che di lì a poco, nel temperarsi delle giornate già di un poco più luminose, celebreranno la ciclica ouverture, regalando mitezza agli animi provati dagli inverni.

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