Jan 24, 2021 Last Updated 6:25 PM, Jan 20, 2021
Rocco Infantino

Rocco Infantino

Giornalista pubblicista, batterista sconveniente.

Leggo. Mi incuriosisce la fisica quantistica. Mi piace il jazz. Scrivo in privato, uso il Garamond. Credo nella sezione aurea, nell’entanglement, nel dualismo onda particella. Preferisco i film francesi, i cibi semplici, le persone semplici, i problemi semplici.

Il mio orario del cuore sono le cinque e venti. Detesto usare Domodossola nel gioco “Nomi, cose, città” e vivrei volentieri a Londra, Parigi e Roma, come la maggior parte delle vallette degli illusionisti. Fin da ragazzo ho l’età che descrive J. L. Borges in Limites. Se non svolgessi un lavoro in ambito giuridico legale, probabilmente avrei voluto essere quello che fischia nella canzone Lovely head dei Goldfrapp.

«È probabile che se si potesse tracciare una scia luminosa lungo il loro percorso – come le auto fotografate di notte lungo le autostrade – dagli uffici postali dai quali sono spediti a quelli delle città dove risiede l'editore, i plichi disegnerebbero un suggestivo tracciato attraverso l'Italia in largo e in lungo, assumendo una forma stellare in prossimità delle città dove le case editrici sono più numerose. Milano e Roma, plausibilmente. Non è possibile, senza un'apposita ricerca, conoscere il numero esatto dei plichi ricevuti ogni anno dalle case editrici.».

«Per tutta la sua lunghezza, per un chilometro e più da una parte e dall’altra la via Appia era un monumento unico da salvare religiosamente intatto, per la sua storia e per le sue leggende, per le sue rovine e per i suoi alberi, per la campagna e per il paesaggio, per la vista, la solitudine, il silenzio, per la sua luce, le sue albe e i suoi tramonti... Andava salvata religiosamente perché da secoli gli uomini di talento di tutto il mondo l’avevano amata, descritta, dipinta, cantata, trasformandola in realtà fantastica, in momento dello spirito, creando un’opera d’arte: la Via Appia era intoccabile, come l’Acropoli di Atene». Così scriveva Antonio Cederna su Il Mondo, l’8 settembre 1953.

Etichettato sotto

Qualcuno ricorderà la storiella – per gli esegeti, non credo che si trattasse di Esopo o di Fedro – di quel camaleonte disperato che implorava la sua amata: «Non lasciarmi, posso cambiare!».

Etichettato sotto

Il tema individuato per il nuovo numero di questa rivista è il frutto, in un certo senso, di un esperimento non andato a buon fine.

Etichettato sotto

Sogni

In una interessante nota in coda al testo, nell’edizione della collana Piccola Biblioteca di Adelphi di Libro di sogni di Jorge Louis Borges (Milano, 2015), Tommaso Scarano ricorda come sia convinzione dell’Autore che la letteratura intera sia «un sistema complesso ma unitario di corrispondenze, una trama di discorsi infinitamente replicati in versioni al tempo stesso differenti e uguali, un unico libro infinito, scritto da un unico autore». Questa visione, che diventa schema, figura geometrica, azzarderei, caratterizza uno scritto che si propone come una antologia tematica e che di fatto si legge come una lunga storia dei sogni che lasciarono e lasciano traccia di sé in letteratura, storia che non poggia, se non per le prime pagine, su un rigido criterio cronologico, che non annovera soltanto interventi autorevoli e documentati di terzi bensì anche incursioni dello stesso Borges, e di uno dei suoi più cari e vicini amici di sperimentazioni letterarie, quel Roy Bartholomew con il quale condivide, anche in questa occasione, il gioco di proporre, inframmezzati agli altri, propri originali scritti, ora spendendo la propria identità e il proprio nome, ora ricorrendo, come moltiplicatore del gioco infinito, identità autorali fittizie ancorate ad altrettanti eteronimi, pseudonimi.

Etichettato sotto

Cercaci su Facebook

Gli ultimi articoli

Dalla spiga alla radice

20 Gen 2021 Musicare

Invito Tesseramento

20 Gen 2021 Eventi

Non aprite quel cassetto

20 Gen 2021 Scrivere

La bellezza del trenino

18 Gen 2021 Racconti Inediti

s l1600