Jan 24, 2021 Last Updated 6:25 PM, Jan 20, 2021
Virginia Cortese

Virginia Cortese

Giornalista pubblicista

Appassionata e onnivora lettrice

Considero i libri come finestre sulla vita, da aprire costantemente per imparare come comportarsi sulle strade del mondo.

I miei libri guida sono La Nausea di Sartre, Amore Liquido di Bauman e Il Libro del riso e dell’oblio di Kundera.

Mi piace contemplare e vivere il Bello, perché sono convinta che sia davvero l’antidoto al male. Adoro l’arte, la corrente espressionistica è senza dubbio quella che mi rappresenta in modo totale, il mio quadro del cuore è Notte Stellata sul Rodano di Van Gogh.

Una visione romantica e di prospettiva sulle cose non può esulare dal ri-conoscersi in un’opera lirica, la mia è La Bohème di Puccini.

Percorsi: come immaginiamo la nuova strada per giungere alla nostra meta?

«Il luogo in cui speriamo di atterrare è un “lì” cui abbiamo pensato poco, e di cui sappiamo ancor meno. Sarà la non familiarità del luogo a procurarci sollievo (…). Il volo non sembrerebbe tuttavia una fuga se non fosse per la fiducia – che si esprime talvolta in un’utopia visionaria, ma più spesso immagazzinata in quel ventoso passaggio che separa/collega la paura – che esista un luogo in cui le rovine non si accumulano, in cui ciò che è intero non si infrange, mentre ciò che è stato infranto può essere ricomposto. Questo luogo è il futuro; per lo meno, questo luogo non è da nessun’altra parte». Zygmunt Bauman ne “Le sfide dell’etica” (Feltrinelli Saggi).

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È innegabile che si stia sfiorando una sfera del tutto intima.

La gestione della meraviglia è un fatto umano.

La si ha, e resta impressa come un corredo genetico del quale non si riesce a decifrare nel vivere quotidiano un’impronta visibile, dai precisi contorni sensoriali, ma che regola istinti, inclinazioni, gesti, preferenze. Scelte.

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È un po’ come sedersi al cospetto del proprio scrittoio, mentre fuori è buio, e guardare l’ombra degli oggetti illuminati dalla lampada sul piano. Solitamente per scorgere un colore nella sua rappresentazione più autentica, chi scrive, preferisce farlo quando non c’è lo spettro naturale del giorno. Sarà che nell’immaginario lunare, così prediletto, ogni cosa resta nuda solo se manca un “effetto”. Sarà che la presenza danza con l’assenza. Ma possiamo attribuire a quest’ultima, proprio il colore così amato da stilisti, poeti, artisti e visionari di tutte le epoche, cioè il nero?

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«(…) il tempo è l’unico paesaggio che l’uomo, nel suo limite, può abitare con davanti agli occhi l’orizzonte che solo illusoriamente si sposta con il nostro incedere. Di nuovo, il tempo come mescolanza, come strana miscela di erranza e di dimora». Una considerazione stringente che il filosofo Galimberti ci ripropone, e a cui obbediamo, in virtù del fatto che apprezziamo gli infinitesimi squarci di probabilità che in un “periodo” più grande, intendiamo definire come tempo. Ma come ci si regola con gli stessi infinitesimi e dunque, con gli istanti?

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Il sogno - Matisse

Ne “L’interpretazione dei sogni”, Sigmund Freud, il padre della psicanalisi cita lo storico tedesco Konrad Burdach che del sogno ha scritto come «dell’attività naturale della psiche che non viene limitata dal potere dell’individualità, che non viene turbata dall’autocoscienza e nemmeno diretta dall’autodeterminazione, ma è la vitalità dei centri sensoriali che operano liberamente».

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