May 22, 2022 Last Updated 6:10 PM, May 19, 2022
Concetta Vaglio

Concetta Vaglio

"Dottore di Ricerca (in fieri) in Filosofia presso Unibas. 

Affascinata dalla bellezza del mondo, amo l’arte, la letteratura, il cinema, la musica.. contemplo ogni minuscolo angolo di mondo perché credo che la bellezza risieda negli occhi con i quali si guarda..

Amo viaggiare, scoprire “il nuovo” dentro e fuori..

Sposto continuamente in avanti il limite e ne analizzo la soglia! 

Penso ed esisto, provo a giudicare il giusto e cerco emozioni in ogni momento  della mia vita! 

Il filosofo d’altronde è colui che “costantemente vive, vede, sente, intuisce, spera e sogna cose straordinarie.”

Nietzsche

«Non abitiamo piú la terra e il cielo, bensí Google Earth e il Cloud. Il mondo si fa sempre piú inafferrabile, nuvoloso e spettrale»

In un tempo indefinito e su un'isola senza nome un'intera popolazione smette di ricordare. L’epidemia della memoria fa sparire l'idea di qualcosa e quindi la cosa stessa. Gli uccelli volano in cielo senza senso (e significato). “Che cos'erano le fotografie e i francobolli, cosa i frutti del bosco e le caramelle? Che cos'era il suono del carillon, cosa il profumo delle rose?” Dimenticati, i fiori vengono gettati nel fiume, per sbarazzarsi di ciò che è inutile oramai; gli abitanti dell'isola bruciano i libri su un rogo per disfarsi di quegli oggetti di carta che nessuno è in grado di usare. La Polizia Segreta vigila sull'oblio collettivo e perseguita coloro i quali difendono la memoria attraverso la narrazione scritta, ultimo baluardo contro la cancellazione della coscienza. Nell'Isola dei senza memoria di Yoko Ogawa, come nelle migliori distopie, la dimenticanza si fa regime di sorveglianza.

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«Nel futuro tutti potranno avere i propri 15 minuti di celebrità»

  1. Warhol 1968

E se l’esito fosse un prodotto da (s)vendere nel mondo dello “spettacolo” quanto valore avrebbe il tempo che si è impiegato per giungere a quel risultato?

La domanda potrebbe apparire ingarbugliata, e in effetti forse lo è davvero. Proviamo a riflettere insieme sui concetti di spettacolarità, tempo e risultato.

Dai voti a scuola, alle lusinghe sul lavoro, ai punteggi in un concorso, ai tweet, ai post su instagram e in tanti altri ambiti dell’umano (e del virtuale) non facciamo altro che assegnare numeri e like. Proprio non ce la si fa a declinare in maniera differente la descrizione di un’azione umana che ci è stato detto di valutare: ecco appunto, punteggi, numeri, valutazione, giudizio.

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Amore della sapienza non significa infatti, per Platone, aspirazione a qualcosa di mai raggiunto, bensì tendenza a recuperare quello che già era stato realizzato e vissuto. Quando nasce la filosofia, la parabola dell’eccellenza greca ha già iniziato il suo declino.

Giorgio Colli, La nascita della filosofia

 

            Cosa ha a che fare la nascita della filosofia con il mondo contemporaneo?

Gli antichi pensatori si distaccarono dalle riflessioni sulla Natura per interessarsi delle cose umane; analogamente oggi il pensiero unico lascia spazio alla crisi delle istituzioni che hanno tenuto sin ora in piedi lo spazio della vita mondana. Siamo spaventati dal cambio di rotta che si sta dando al Mondo eppure questo cambiamento è avvenuto probabilmente in egual modo anche tantissimi secoli fa: Platone e Aristotele ad esempio stravolsero il proprio modo di concepire la vita e l’abitare. Non a caso Platone, il suo pensiero e il suo polimorfismo prospettico, è ripreso da molti per ammettere e spiegare la complessità per via della meraviglia.

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“Inutile che vivi fuori se muori dentro”

Ci è voluto Zerocalcare con la serie tv Netflix “Strappare lungo i bordi” per raccontare una generazione in attesa. La generazione dei 30-40 enni narrata con poesia ha aperto un innovativo varco esistenziale sulla nostra condizione di essere ormai giunti in un punto di “non ritorno”. Siamo stati educati a tratteggiare intorno a noi delle linee sottili che hanno pesato nel tempo come macigni. Ma cosa abbiamo atteso dal nostro futuro? Forse ci siamo illusi che la nostra vita, le nostre ansie, le nostre paure, fallimenti e gioie potessero rientrare in questo contorno? Le barriere che hanno arginato per anni la nostra insoddisfazione sono stati abbattuti (involontariamente). Non ne possiamo più. Non si può ridurre tutto alla maniacale perfezione. Quest’idea è malsana, inutile, dolorosa. Ci hanno insegnato che “la fine dei vent’anni è un po' come essere in ritardo, non bisogna sbagliare strada, non farsi del male e trovare parcheggio”, come scrive Motta in uno dei suoi testi (figuriamoci alla fine dei trent’anni cosa ci aspetterà).

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«‘Obbedire agli ordini’ è mettere avanti la nostra etichetta, questa o quella laurea, il nostro sesso, la nostra nazionalità, la nostra cultura, il nostro mestiere. L’esperienza non è riducibile a una raccolta di informazioni. Il cammino di una vita non ha niente a che vedere con un piano-carriera.»

Si è sempre ritenuto ingenuamente che la filosofia esistesse nella dimensione dell’astrazione; è come se la filosofia cominciasse proprio laddove i cambiamenti sono finiti o taciuti, laddove il divenire ha lasciato spazio all’essere. Ma questo è vero solo in parte: è come se la filosofia cominciasse proprio laddove ci fossero dei cambiamenti e occorresse una forma di delocalizzazione e ricollocamento, una rinnovata (auto)comprensione.

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Numero 100

 

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n100

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