Jul 03, 2020 Last Updated 3:28 PM, Jun 30, 2020
Grazia Napoli

Grazia Napoli

GIORNALISTA

Anche se lavoro da sempre in Tv mi piace plasmare le parole sulla carta. Raccontare è il mio mestiere, ma anche la mia passione.

I libri. Ne ho tanti. Anche doppioni. Non li presto. Sono pezzi di vita. Il mio preferito, “Gita al Faro”. Virginia Woolf la “mia” scrittrice. Nasco anglista.  Finisco giornalista. Dal 2008, affastello pensieri, riflessioni, recensioni e ricordi sul mio sito.  Prende il nome da un mio saggio, ma - col tempo - è diventato molto altro.

Tra cronaca e poesia, trionfa il Teatro. Tutto. Indistintamente.

La musica…beh. Amo Claudio Baglioni! E qui so che il maestro De Giorgi riderà!

Nelle pause: viaggio! Vado alla scoperta del mondo. Ma soprattutto di me stessa!

Torno a proporre un libro di Ian McEwan per l’incredibile coincidenza tra il suo ultimo romanzo – pubblicato in Italia da Einaudi a Marzo 2020, in pieno lockdown mondiale – e il tema potere e comunità, che fa da filo conduttore a questo numero della rivista.

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“… A woman must have money and a room of her own if she is to write fiction… ”

(Virginia Woolf, A Room of One’s Own”, 1929)

“… Se vuole scrivere romanzi, una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé…” (Virginia Woolf, Una Stanza tutta per sé”, 1929)

E’ la celeberrima frase sulla scrittura al femminile, pronunciata da Virginia Woolf nel 1928, nel corso di una delle due conferenze sulla scrittura femminile, diventate un Saggio l’anno successivo. Non parla solo di donne e scrittura, ma racchiude il senso dello “sconfinamento” intellettuale, morale, sentimentale e letterario dell’esperienza della scrittrice, che ha “fondato” il romanzo moderno.

Una scrittura senza confini, che nasce dai ristretti e rigidi “confini” fisici e morali, in cui la giovane Virginia visse e fu educata; dai confini della sua casa natale e londinesi; da quelli del quartiere e del Gruppo di Bloomsbury; e, non ultimi, dai confini della sua mente, combattuta, fino alla fine, tra realtà esterna e voci interiori. Quelle che la indussero ad annegarsi nelle acque del fiume Ouse, a Rodmell, un villaggio dell’East-Sussex nel Sud dell’Inghilterra, nel 1941.

Una scrittura che nasce per raccontare – come mai era stato fatto prima – sensazioni, percezioni, attimi; che utilizza il flusso di coscienza, per scandagliare reazioni e pensieri; che si sofferma, insistente, su un personaggio o un oggetto, che può diventare punto di partenza, fulcro e pretesto della narrazione.

Basti pensare al ‘calzerotto marrone’ che Mrs Ramsay intreccia in quell’unica giornata descritta nella casa al mare, nella prima parte di “Gita al Faro”, il romanzo della maturità. Un calzerotto che cresce sotto i suoi ferri, destinato al figlio del guardiano del Faro, da finire prima della gita, in programma l’indomani. Lo sferruzzare della signora Ramsay catalizza l’attenzione. Da lì si allarga lo sguardo sulla scena, da cui partono pensieri, ricordi e speranze di Mrs Ramsay e intorno a cui ruota il resto: James, il figlio di 6 anni, che ritaglia figurine da un catalogo; l’amica Lily Briscoe, intenta a dipingere; Mr Ramsay e i suoi ospiti, che discutono di Scienza e Guerra. Nel microcosmo della casa in Cornovaglia tutto sembra abbia un confine, ma - in definitiva - nulla lo ha. In lontananza, si vede il Faro, che si aspira a raggiungere l’indomani “se il tempo sarà bello”, dice Mrs Ramsay. Il Faro è la guida, la luce, la meta che aiuta a travalicare i confini: della casa, della famiglia, della Cornovaglia, dell’Isola Britannica.

Nei romanzi di Virginia Woolf – tuttavia – i confini non sembrano esistere. Anche quando tutto è circoscritto. Il primo romanzo, “La Crociera” scritto tra il 1910 e il 1915 si svolge su una nave, su cui viaggiano la protagonista, alcune zie, alcuni ospiti: un microcosmo sociale – quello dell’età eduardiana, con molti retaggi vittoriani – che la scrittrice cominciava a superare. Su quella nave una giovane donna è alla ricerca della propria identità, dell’amore, di un posto nella società. Una vicenda senza lieto fine, amplificata dai “confini” dell’imbarcazione, che fa rotta verso il Sud America. Una nave che, simbolicamente, ha a bordo la società inglese cristallizzata del primo ‘900. Una sottesa satira politica fa da sfondo ad un Romanzo, che è un viaggio interiore e di maturazione. Come il viaggio che fece Virginia dalla casa al numero 22 di Hyde Park Gate, in cui viveva con una famiglia repressiva, verso Bloomsbury, il gruppo di amici intellettuali, il marito Leonard, la Hogarth Press, l’esclusivo rapporto con Vita Sackville-West. Un romanzo ancora nei canoni della scrittura tradizionale, che è già una fuga verso la libertà: interiore, intellettuale, espressiva.

Tra “La Crociera” e “Gita al Faro”: tutta la maturazione personale e letteraria. La ricerca di una forma di vita moderna e di una scrittura tutta nuova, che parte dalla coscienza, per abbracciare il mondo.

Ogni pezzo dei suoi scritti, dei suoi Romanzi, dei suoi Diari, delle sue conferenze, partono da un elemento ristretto, da un “confine”, per compiere un viaggio che può essere il viaggio di tutti noi.

In questo periodo di quarantena imposta dalla pandemia, ho ripreso e riletto stralci dei libri della Woolf. Brevi racconti e capitoli sparsi dai romanzi che ho più amato e - sempre - ho trovato il senso del viaggio metaforico, che parte dalla “reclusione” e guarda oltre. Confinata nella mia regione, nella mia casa, nella mia redazione, ho cercato anche io di fare questo viaggio, partendo dall’osservazione di particolari e microcosmi, rivalutando sensazioni e sentimenti, mancanze e speranze.

Come sempre la mia Scrittrice preferita mi ha dato una mano, che ho voluto condividere con “Gocce”.

Grazia Napoli

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Chiuse le sale, fermi gli spettacoli, bloccate le tournée, le compagnie ricorrono al web, per non fermare produzioni e creatività, per non interrompere il rapporto con il pubblico, per trovare nuove forme e nuovi canali di comunicazione, per rimanere in contatto con le altre compagnie.

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