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Martedì, 12 Marzo 2019 09:05

“We’re Rollin”: parte dal Jazz Club di Gocce d’Autore il tour italiano

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Jerry Weldon e gli Hammond Groovers ai nostri taccuini, in un racconto tra origini, magie di incontri e processo creativo, in occasione della presentazione del nuovo disco di una delle leggende mondiali del sassofono

 

Jerry Weldon, newyorkese di origine potentina, veterano del sax tenore, energico e incisivo, è diventato famoso in tutto il mondo e tra gli altri ha suonato con Lionel Hampton e la sua Orchestra, con Jack McDuff e il suo Sistem Heatin, Jimmy McGriff, Joey Defrancesco, Bobby Forrester, Dr. Lonnie Smith, Mel Rhyne, Al Grey, e con alcuni giganti del piano quali George Cables e Cedar Walton, con George Benson, Earl Klugh e il cantante Mel Tormé. Gli Hammond Groovers, i suoi attuali compagni di viaggio, danno vita a una band tra le più apprezzate d’Europa: Elio Coppola alla batteria, Antonio Caps all’organo hammond e Daniele Cordisco alla chitarra, ne sono i componenti. We’re rollin (Musicology e Nuccia Records), è il titolo del nuovo disco che hanno presentato proprio nel Jazz Club del capoluogo, in una serata dall’alto profilo artistico e culturale.

 

Come nasce il titolo del nuovo lavoro?

Elio Coppola: Quando stavamo in sala registrazione, in cuffia Jerry urlava la frase per chiedere se stessimo effettivamente registrando: We’re Rollin?! È proprio una espressione tecnica, che “visualizza” il posto in cui si incide!

Siamo della stessa città?

Jerry Weldon: Oh yes (ride)! Mia nonna era di Potenza, la famiglia andò a New York quando era molto piccola, ma era nata in questa città. Si chiamava Grace Logrippo.

È la prima volta che si trova a Potenza?

Si, la prima.

Che impressione ne ha avuto?

Bellissima, suggestiva, molto storica come le città italiane d’altronde, spero di poter ritornare e di avere più tempo per guardarmi intorno, per visitarla e per ritrovare i miei cugini!

Un ambizioso e nuovissimo progetto musicale. Cosa in proposito?

Elio Coppola: Abbiamo registrato il disco a Roma un paio di anni fa, ed è nato tutto per caso, ci trovavamo nella capitale con Jerry per un altro tour, ci siamo chiusi in sala e abbiamo registrato e finora lo avevamo presentato solo a New York, al Dizzy’s Coca Cola e allo Showmans Jazz Club. Aspettavamo di iniziare in Italia, questa è la nostra prima data, siamo partiti da Potenza. È un bellissimo lavoro, e contiene sia inediti come la ballad Grace, dedicata alla nonna di Jerry (Weldon, ndr), c’è un brano originale di Antonio Caps, che ha scritto per Daniele Cordisco che s’intitola Baddy Dan (interviene Caps e rivolgendosi al chitarrista Cordisco afferma: Quando lo si vede, si pensa che sia una persona tranquilla, poi imbraccia la chitarra e diventa “cattivo”, in senso positivo sotto il profilo artistico).

Cosa accade tra di voi, mentre siete sul palco?

Antonio Caps: Senza dubbio una magia. Suonando da molto insieme, ci conosciamo bene, poi conta l’energia di chi conduce; nella fattispecie, Jerry Weldon ci regala qualcosa di incredibilmente forte. Possiede il carisma del leader che tiene unito il gruppo. Conta, infine, anche il repertorio che si sceglie.

Quanto lascia nel proprio bagaglio esperienziale suonare con un artista del calibro di Jerry Weldon?

Daniele Cordisco: Ci pensavo oggi, quando sono andato a prenderlo in aeroporto. Quando arriva Jerry, è come quando arriva il Natale per un bambino! Ho la stessa sensazione, per me è una festa. In primis, è una persona adorabile; noi lo ospitiamo tutti, all’interno delle nostre case e quindi conosce le nostre dimensioni familiari e anche lui è parte delle nostre famiglie. Da musicista è fonte di ispirazione continua; anche il solo farci un viaggio in macchina, è un’opportunità enorme: scopri dischi che altrimenti non avresti mai conosciuto, è come andare direttamente alla fonte. Sono davvero emozionato, è una fortuna suonare con Jerry e con i fantastici colleghi con cui si vivono tante avventure.

Che cosa accade un momento prima di suonare? Qualcosa sul processo creativo.

Jerry Weldon: Non suoniamo mai due volte allo stesso modo. Ci siamo noi, ci sono i brani, ma non sappiamo mai cosa ne verrà fuori. Dipende dal momento. Suonare insieme è una ispirazione che deriva dall’istante, dall’essere lì e in quel preciso tempo. Tutto è connesso.

Virginia Cortese

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Virginia Cortese

Giornalista pubblicista

Appassionata e onnivora lettrice

Considero i libri come finestre sulla vita, da aprire costantemente per imparare come comportarsi sulle strade del mondo.

I miei libri guida sono La Nausea di Sartre, Amore Liquido di Bauman e Il Libro del riso e dell’oblio di Kundera.

Mi piace contemplare e vivere il Bello, perché sono convinta che sia davvero l’antidoto al male. Adoro l’arte, la corrente espressionistica è senza dubbio quella che mi rappresenta in modo totale, il mio quadro del cuore è Notte Stellata sul Rodano di Van Gogh.

Una visione romantica e di prospettiva sulle cose non può esulare dal ri-conoscersi in un’opera lirica, la mia è La Bohème di Puccini.

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