logo2017

Iscriviti alla Newsletter di Gocce D'Autore

Commenta gli Articoli di Gocce!!!

Finalmente puoi commentare gli articoli di Goccedautore.it. Devi semplicemnte registrarti !!!

 

Ascoltare

{youtube}v=egkZViGsoLs{/youtube}

Un gioco suadente quello delle possibilità.

Impone il rischio della scelta. E la gioia del risultato.

La complicità non è solo moto spontaneo di sguardi, ma una tensione esterna. Ed estrema. Verso la felicità che si merita. Che i sogni ci riservano nelle notti di chiaro di luna.

Le domande al destino sono impertinenti. Estatiche ma mai vaghe.

Hanno il volto e la nudità dei profumi.

Sono un confine che non si riesce ad abbracciare.

Sono ombre e incessanti visioni.

Il tutto compete con il nulla.

Lo sfida, forte della vittoria che pregusta con fermezza e lucidità.

Ma il passo è labile, rallentato, se il mondo si perde. Se si perde il mondo.

ascoltare mina

Virginia Cortese

e-max.it: your social media marketing partner

La vita è una routine ormai. Lavoro, stress, sempre di corsa e dopo la solita estenuante giornata di lavoro non desideri altro che un divano ed una Tv accesa. Hai bisogno di spegnere la mente e di entrare nelle vite dei fantomatici personaggi televisivi.

Ma stasera, mentre ti accingi al solito zapping alla ricerca di un programma qualsiasi che non sia una replica, il tuo sguardo si ferma ad osservare lo schermo che mostra 4 poltrone posizionate di spalle al palco. Che roba è? Chi ti trovi là seduto???

J’AX. All’anagrafe Alessandro Aleotti. Più famoso con il nome del suo gruppo ARTICOLO 31, il ragazzo di strada che negli anni 90 ha partecipato a diffondere la musica Rap in Italia, riconosciuto dalla scena hip hop dello stivale per i suoi record di vendite: 90.000 copie.

 

E così riscopri una parte di te ormai assopita dagli anni. Lui sembra ancora un Peter Pan. Nonostante i suoi 40 anni ride, scherza e si prende gioco di sé, i suoi testi ancora impregnati della cultura hip hop, fusi come una lega metallica con i suoni rock, si trasformano in rap n roll…

Seguire tutti i brani sarebbe come fare un salto nel proprio passato e molti hanno criticato questo aspetto dei suoi testi. Credo invece che sia un punto di forza dei suoi dischi ed un effetto voluto.

ascoltare jax1Il 27 gennaio è uscito il suo ultimo album Il bello di esser brutti, il primo pubblicato con la nuova etichetta Newtopia (di J’AX e Fedez). Disco di platino in soli 14 giorni dall’uscita e ai primi posti delle classifiche da oltre un mese, è confermato dal record di Sold out dei live. Tutto esaurito per le 7 date del tour, partito il 3 marzo scorso.

“Io a questo punto ho tutto quello che mi serve. Fondo etichette fotto le etichette. Ho i numeri del pop, il pubblico del rock, l'ego del rapper, l'erba del reggae”.

Rime contenute nella traccia 14 old skull del disco che definiscono bene i colori musicali del disco. Ogni traccia ha un ritmo e una storia diversa da raccontare, è un martello pneumatico di parole che scorrono in rima tracciando una storia, in ogni brano diversa, che accarezza varie generazioni, come in Bimbiminkia4life realizzato con Fedez:

“Dici che tua figlia ascolta l'immondizia ma dopo ti emozioni con "People from Ibiza"

passando per

“Non è verde soltanto l'invidia che divora la società; ma è verde una foglia che vibra piccolo spazio pubblicità”.

Non si può dire che sia un album che annoi, si passa da ritmi pop a quelli reggae, a quelli rock senza mai essere a corto di parole, ogni brano è una storia, ogni brano può entusiasmare una generazione, di certo non passano inosservate le rime in Maria Salvador che descrive attimi della giornata, il quotidiano della maggior parte di noi ormai:

 

Sveglia suona
buco in pancia
scendo moka radio canna
salgo denti doccia barba
leggo l’i.phone sulla tazza
vendi compra
dow jones nasdaq
paga tassa broken banca
tanta gloria quanta ansia
stacco basta sbatta canna
Per non vedere il mio nemico basta chiudere il mac
le sue tipe di cognome fanno tutte j.peg
fumo e leggo i tuoi commenti
si però per divertirmi
ossessivo come un nerd.

 

J’Ax un artista che in 20 anni ha realizzato il suo sogno, nato a Milano il 5 agosto 1972 è diventato famoso con gli Articolo 31 di cui era la voce, gruppo fondato con l’amico DJ Jad.

Nel corso dei primi anni 2000, J-Ax ha abbandonato sempre di più lo stile hip hop, per abbracciare uno stile più tendente al pop, pur rimanendo legato alle sue radici rap.

Ascoltare jax2L’anno scorso approda a The voice Italy ed eccolo li su quella poltrona rossa, il programma sta riscuotendo un discreto successo e il J’Ax sforna aforismi per l’occasione axaforismi.

“Quando mi hanno chiamato per The voice era un periodo particolare - ha confessato J’Ax - avevo mollato la mia etichetta dopo vent’anni, erano 2 che non facevo un disco, non mi divertivo.”

Si fa subito notare nelle Blind Auditions, per ogni artista che si esibisce esprime i suoi pensieri con metafore o battute in rima che durante il programma vengono definiti gli axaforismi, come:

- A me piacciono quelli con la timbrica di un mazzo di chiavi che riga una Ferrari.ascoltare jax3

- Zia hai cantato così bene che a metà canzone Mentana ha cominciato una diretta su di te!

- L’originalità è importante in questo paese dove la forma più popolare di musica é la suoneria del telefonino.

Nell’edizione passata, entra nel suo TEAM Suor Cristina che vince l’edizione e fa registrare all’edizione italiana ascolti anche d’oltre oceano.

E così altro che serata da vegetale sul divano stile “Homer Simpson”, mente accesa e risate per le battute e la sua straordinaria differenza nei panni di Giudici. E poi le belle voci non mancano.

 

Vito Coviello

e-max.it: your social media marketing partner

pino daniele

Elemento vitale. Credenziale assoluta.

Categoria del cuore e non già della razionalità.

Il quadro dipinto da Pino Daniele nella sua straordinaria “Chi tene ‘o mare” è un tuffo nell’esistenza.

Nella lotta tra consapevolezza e ingenuità, nell’abbraccio tra ciò che si conosce e ciò che appare, nel confronto tra il silenzio e l’angosciante abbaglio di frammenti di poesia: l’uomo con la sua storia e con la sua forza.

Una debolezza che non isola, un calore che non marchia il tempo, una gioia che non sollazza lo spirito, una melodia che culla e aliena.

L’illusione del tutto e il riscontro del nulla.

La traccia sottesa delle cose.

La domanda che risale e la risposta che tarda ad arrivare.

Tra orgoglio e abbandono, nella luce ventosa del pomeriggio, la spiaggia dei passi già battuti.

Una finestra di cartoline di vissuto.

Un pieno e un vuoto. Come la morte e la vita.

Ha un sapore che proietta la memoria.

Un taglio di precisione, una freccia che non può errare la sua direzione.

Somiglia a se stesso e cerca quel volto che lo specchio gli restituisce.

Un’immagine che sussiste. Esattamente perché vive.

Buon ascolto

 {youtube}xdEhrzS8RVk{/youtube}

 

 

Virginia Cortese

e-max.it: your social media marketing partner

ascoltare lucioDalla

Tra le più intense mai disegnate. È un gioco d’abbracci, Cara di Lucio Dalla.

Abita un universo e ne contiene uno altrettanto magico nella sua realtà.

C’è il gioco delle parti. Un biunivoco sguardo sui visi.

C’è la nostalgia dei profumi.

C’è la luna che illumina una povera finestra sui ricordi.

C’è il dolore dell’assenza. Il riconoscimento della menzogna. Il rimpianto di un incontro che è avvenuto. Perché il destino è così: ascolta le voci del cuore e agisce di conseguenza.

C’è la leggerezza della pelle, il fluire estetico dei capelli, la madre che conta le stelle.

C’è la morte. Che non è fine ma spettro di comprensione.

Le lacrime e le mani. Come l’uomo e la donna, con uguale impatto. Forte se il soffio vitale si abbandona in modo totale, per poi tornare indietro e senza difesa. Ma è questione di scelta. E pure si è archiviato il vissuto.

Il desiderio di volare, lontano, non è un capriccio. Un’opposizione lenta e debole. Un riflesso, ma non una cartolina vivida. Per questo, inefficace.

Il tempo è inesorabile, nella sua relatività. Procede, negli affanni e nei sorrisi, dopotutto non è un male. Fissa le età e le differenze, ma non affossa.

Il dialogo è consapevole e trascina le parole, solo così i gesti non hanno senso. L’unica importanza la si riserva ai passi.

Non importa il numero di questi, ma come si presentano sulle strade illuminate dal cielo che si è fatto sereno.

Nel punto più illuminato, si volta pagina.

Che vuol dire?

Se pur limitato è amore. L’amore è assenza di morte … quando regala la vita, si può solo esserne grati.

Come lo si è al compianto Lucio Dalla che ha regalato all’umanità un capolavoro immortale.

Come l’Amore.

Buon Ascolto.

 {youtube}A9ZdV0wrseA{/youtube}

Virginia Cortese

e-max.it: your social media marketing partner

ascoltare concerto fabrizio Bosso

Un sodalizio artistico davvero intenso. Un quadro su un volto notturno, animato e sensuale.
Il trio “Scasciamacchia” (Alfonso Deidda, piano, Aldo Vigorito, doublebass, Giò Scasciamacchia, drums) ha ospitato lo scorso 18 febbraio, presso il teatro Piccolo Principe di Potenza, il famoso trombettista torinese, Fabrizio Bosso.


Una serata, all’insegna di atmosfere antiche di gusto moderno, quella proposta a un pubblico numeroso che ha visualizzato l’abbraccio sonoro di sensi.
La fusione totale tra i ritmi ha donato il gusto piacevolissimo di una pietanza condivisa con gli amici di sempre.
Una finestra aperta sui sound latini e su quelli romantici, battuti tanto nelle strade multietniche, quanto nei vicoli di piccole città di mare. Una performance accattivante e mai piatta, così slow allo zenit del romanticismo e così swing nel viaggio frizzante delle idee messe in scena.


Esecuzioni magistrali, virtuosismi fluidi, nella rappresentazione altissima di brani inediti (tratti dall’album Hope) e di classici, riletti e riproposti, come Misty (splendida ballad, uno standard della musica jazz, scritto dal pianista Erroll Garner) e Flinstones.


I quattro artisti hanno offerto uno spettacolo che potremmo definire di teatro a tutto tondo: sguardi d’intesa, comunicazioni silenziose e gesti corali. Magistrale, non c’è che dire.
A chi scrive, è parso che Bosso riuscisse a realizzare con la sua tromba, dipinti e figure, circostanze e attimi, a siglare la colonna sonora dei passi in un’ideale visita in un vernissage.
Una formazione d’eccezione, infine, che ha reso l’effetto di un’orchestra intera!
Commistione d’intenti che definiremmo magica.


Il risultato non è passato inosservato e ha coinvolto anche i giovani presenti, che hanno particolarmente apprezzato un genere, comunemente considerato di nicchia.
Chapeau! Bravo! Bis!


Virginia Cortese

e-max.it: your social media marketing partner

edsheeran2Poggiato al bancone a godermi la prima, lunga, sorsata di birra, me ne sto occhio al palco, dentro una felpa nera su cui stencil e colori di mia figlia hanno piazzato una enorme impronta di micio (edsheeran1). Mia figlia, confezionata uguale, è già nelle prime file lì sotto, in un blocco di un migliaio di ragazzi tra i quindici e i vent’anni. Intorno, in tutto il locale, l’età media sale di un poco. Siamo in tremila circa, all’Alcatraz di Milano, nove di sera, 20 novembre 2014, biglietti comprati on line a inizio anno, centrando quei precisi dieci minuti dieci in cui furono disponibili. Sale un ragazzotto pel di carota, imbracciando una Little Martin col battipenna completamente grattato, tra gli acuti dei fans e i lampi dei telefonini, comincia a cantare. Ed Sheeran da Halifax, West Yorkshire, classe ’91. Il ragazzo inanella più di sedici pezzi in quasi due ore di spettacolo, più qualche canzone non sua, come una estemporanea “Con te partirò”. Solo sul palco, voce e chitarra, con una pedaliera con la quale infaticabilmente costruisce dei loop quasi ad ogni inizio. Canta “Give me love”, “The A team”, e “Wake me up”, e “Lego house” , e tra queste non puoi non averne incontrata qualcuna alla radio, o nei canali musicali tv, dove avrai notato che un’impronta di micio campeggia tra i suoi numerosi tatuaggi alle braccia. Dalla chitarra tira fuori quello che gli serve: col picking, affinato, quasi bambino, dalle prime ipnotiche reiterazioni del riff di Layla di Eric Clapton e dalla caparbia volontà di impadronirsi di arpeggi complicati come quello di “Don’t think twice, it’s all right”, di Bob Dylan; con la percussione ritmica della cassa, con la costruzione dei loop con la pedaliera. Settimane dopo, leggerò che lui non si ripeteva “da grande diventerò una rockstar famosa in tutto il mondo” ma solo “io voglio scrivere canzoni e suonare”. edsheeran1E ciò mi pare vero, verosimile, coerente. Il ragazzo si trova a suo agio, si vede, nel contatto con un pubblico delle piccole sale, delle discoteche, dei pub, delle serate “a microfono aperto”, pubblico del quale ha fatto tanta esperienza nonostante la sua giovanissima età. Pare che lo solletichi il “grime”, o garage rap, o quel che è in quei dintorni dell’english hip hop, del breakbeat, del drum and bass, e però la sua musica è molto più cordiale, se mi si chiude un occhio sull’aggettivo, pure se quando si tratta di sparare versi tesi e pieni di parole, come nella famosa “You need me, i don’t need you”, non si tira indietro. E d’altra parte pure sua è, per esempio, quella “I see fire”, così delicatamente incastonata nella colonna sonora del film “Lo Hobbit: la Desolazione di Smaug”. Le sue canzoni fanno quasi sempre riferimento a fatti o esperienze giovanili, ma si sente che partendo da questi, Sheeran lavora già molto per trovare inquadrature personali. Nato come fenomeno di moda tra i giovanissimi, con una notorietà partita per la gran parte dal web, questo ragazzo con la chitarra apprezza pezzi come “North country blues” di Dylan, ne ama versi come: “And the sad, silent song made the hour twice as long / As I waited for the sun to go sinking” e scrive pezzi come “Wake me up” che contiene uno dei suoi versi preferiti: “And I know you love Shrek, ‘cause we’ve watched it twelve times”, perché, dice, aiuta a rendere il pezzo molto “intimo”. (edsheeran2) Alla fine del concerto lo distinguo ancora, sul palco tra la selva di braccia alzate, e mi dico che forse quella chitarra dalla tavola rovinata non è un bluff e non lo è la sua camicia madida, che in Italia da una discoteca da meno di tremila posti in novembre, passerà a gennaio di quest’anno, il 26 a Roma, il 27 a Milano, a platee come quelle del Palalottomatica e del Mediolanum Forum di Assago. Ultimo sorso. Salute. Bella serata.

 

Rocco Infantino

e-max.it: your social media marketing partner

ascoltare2Fuori, il freddo punge e però non manca di sorprendere, in questa stagione che pure sarebbe la sua. Dentro, nel piccolo cinema teatro di una volta, tornato accogliente, non può dirsi che sia esaurito ogni ordine di posti, no. Però girando lo sguardo in sala nel consumato gesto, chi come me viva l’età di mezzo dell’età di mezzo, s’accorge subito che il pubblico, numeroso, è composto di persone di varia età: mischiati ai giovani, e ai molto giovani, ci sono maturi amanti del jazz, fors’anche qualche nostalgico agée. E così, sfumato il tappeto di sottofondo in sala che negli ultimi due brani aveva sapientemente virato al blues per preparare il palato, le note di “I hope I wish”, che aprono la serata, le avverti come la naturale conseguenza del silenzio che intanto s’è fatto tra i presenti. Sabato 13 dicembre, Teatro Piccolo Principe, Potenza, Max Ionata meets Bruno Montrone e Giovanni Scasciamacchia, così recita il biglietto, indicando il secondo di una serie di appuntamenti della rassegna “Jazz & Entertainment”, organizzata da “Stoà teatro” in collaborazione con l’associazione musicale “Tumbao school”, il Circolo culturale ascoltare1“Gocce d’autore”, la BJ Orchestra e la BDS Communication. Max Ionata, classe 1972, come avverte il suo sito web, è uno dei maggiori sassofonisti italiani della scena jazz contemporanea; ha all'attivo oltre settanta dischi e collaborazioni con musicisti italiani ed internazionali, risultando uno degli artisti italiani più apprezzati all'estero, in particolare in Giappone. L’inedito trio comprende Montrone all’organo Hammond e Scasciamacchia alla batteria. Formazione di quelle in cui la linea di basso non evolve dalla rassicurante presenza di uno strumento a corda, ma non è certo neanche di quelle dell’epoca del “jazz marciante”, quando alla bisogna provvedeva un ottone. Così è la mano sinistra di Montrone all’Hammond, con scelta di registri efficace e misurata assieme, ad accogliere nel velluto delle note basse e più lunghe lo sviluppo musicale del trio, mentre la destra non manca in diverse occasioni di farsi sentire, lontano dalle graffianti polemiche verticalità alla Joey De Francesco, tanto per buttare lì un nome, con garbo che giova all’elegante sound italiano. Il sax tenore di Max Ionata si sente libero da questa e da ogni incombenza e si esprime appieno in maniera a tratti confidenziale senz’essere definitiva, a momenti morbida, a tratti stentorea ma mai esclamativa, percorrendo la linea narrativa dei brani che attingono in diverse occasioni alle sue produzioni personali: così tra gli altri “But”, così “Blue Art”, oltre che al repertorio comune dei conosciuti del jazz e dintorni, sino a proporre un delizioso “Luiza” di Tom Jobim. Debbo dirlo: il bouquet offerto da Ionata e Montrone offrirebbe al palato un grande bianco fermo strutturato da meditazione, se non fosse che la spumosa batteria di Scasciamacchia lo rabbocchi con un movimento continuo nel ritmo ma mirabilmente asimmetrico negli accenti, facendolo rifermentare a ogni brano fino a ottenere un perlage persistente, con un inesorabile charleston secco e pur brillante e la cordiera del rullante accortamente sollecitato, e il ping sorridente sui rivettati ride, che dividono le più piccole ghost note in mille esplosioni sapientemente acidule, tanniche, erbacee, emozionanti. Il dopo concerto, come da programma, diociscampi dalle degustazioni, per onore di cronaca è un’unica tavola preparata nel ridotto, dove persone di musica e di palco, amici ed estimatori chiudono la serata conversando e ridendo. Non certo ‘round midnight, ben oltre.

Rocco Infantino

e-max.it: your social media marketing partner

ascoltare GiuseppPepeScende le scale del teatro Piccolo Principe di Piemonte di Potenza. È un uomo dal sorriso discreto ma molto familiare. Riceve il saluto di chi attendeva con ansia il suo arrivo per assistere a una delle performance più sorprendenti ed emozionanti degli ultimi tempi. Sale sul palco, uno sguardo d’intesa con gli amici con cui condividerà una notte di note e il ritmo, sussurrato. One, two, three. È Jed Levy, sassofonista di fama, che lo scorso 29 novembre ha omaggiato i potentini con brani della tradizione e composizioni del proprio repertorio personale, insieme al Giuseppe Bassi Quartet, nel primo concerto della rassegna “Jazz & Entertainment”. Motivi swing, romantici e raffinati. L’esibizione, caratterizzata da una magica sinergia tra i componenti del gruppo, ha accompagnato l’auditorium in atmosfere eleganti, trasognanti, notturne. Una “narrazione musicale” accattivante: le storie universali di metropoli nelle stagioni del cuore di chi le abita, anche solo per caso, hanno condotto lungo un’ideale passeggiata sulle note del sax di Jed Levy.

Da brani della tradizione come Just in Time (ritmo brillante) e Body and Soul (solo piano e sax) alle raffinate sensazioni ricreate dai brani ricamati intorno a poemi giapponesi; dalle osservazioni immaginifiche di notti vissute con i fantasmi buoni di Taiwan ai passi siglati in attesa della metro,Ascoltare levy in una dolce e nostalgica “New York City Subway Love song”. I paesaggi lunari e il lento fluire del tempo abbracciano le note di un “Theme for a Dream” e compiono un viaggio nei pensieri, delicato come un sussurro, curioso come una finestra sull’infinito. La chiosa è dedicata al mito del maestro Roberto Gatto, c’è la nostalgia gelosa di un’amicizia grande e intensa. Il privilegio di essere parte di tale cerchio magico ha rapito i numerosi presenti. L’intimità di un dialogo silenzioso con la meraviglia di un flusso musicale come quello di una coscienza che si rasserena, beandosi della carezza musicale non ha impedito di perdersi nel labirinto riprodotto con levità dai virtuosismi magistrali di quattro musicisti che hanno ricreato in piccolo il centro di un mondo musicale davvero luminoso. Breve sosta al sud Italia, Jed Levy ringrazia tutti e ricomincia volare. Prossima tappa, l’America. Ma intanto ha siglato una pagina importante di chiunque abbia avuto la fortuna di ascoltarlo, in una serata invernale.

Virginia Cortese

e-max.it: your social media marketing partner

LOGO B 2 1