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Ascoltare

Rimanda l’attenzione verso i generi musicali con i brani e le produzioni musicali attuali e del passato.

 

ornella vanoni


Un conto in sospeso può pesare fin troppo.

Un conto in sospeso con se stessi è un macigno che non si smaltisce.

Spetta a chi ha l’onesta attitudine al bilancio, tuttavia, richiamarsi all’interno di una reale ricostruzione.

Necessaria, se la coerenza vuol attestarsi come baluardo d’essenza.

Al di là del rimpianto per il non detto, della consapevolezza dell’effimero tempo della vanagloria, del commesso errore nella spensierata accettazione di un istante di felicità, la presenza silenziosa di un ego che conosce e sovrintende, non ha che logiche conseguenze.

Nel dualismo sentimentale, il perentorio dare/avere può presentarsi come una bilancia con equilibrio scomposto, luce diagonale sulla speranza di un ritorno.

Anelato e forse no.

Una sproporzione la cui analisi disaffeziona la coscienza, la ammalia e la rende schiava.

Ma a cosa serve una libertà senza la lucidità nella sua gestione?

È un nulla nel cosmo delle declinazioni d’amore.

Il faro illumina la strada dell’effettivo.

Chiude il cerchio dei concetti.

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Virginia Cortese

 

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francobattiato 1

Pura e lenta come i quadri lunari.

Un fascio di ombre di cristallina visione.

Non ha l’ambizione della mistica iconografica, la sublime rappresentazione di lode del Maestro Battiato, nel capolavoro dell’oceano di Silenzio.

Una carezza floreale che non conosce limite perché non si definisce. Lascia solo l’autentico respiro. Perché incontra.

Abbandona l’affannoso tratto del Destino, per congiungere l’Io senza tempo con il Tempo. Per comprendere lo Spazio che non si abita ma che si tratteggia con cuore lieve.

Non ha necessità di rivelazione ma solo il brio della scoperta.

Sono aurore di pensiero quelle che echeggiano.

Consolatorie interfasi nel firmamento senza leggi.

Le voci non s’impongono; sono molecole di suono, in equilibri di perfezione.

Maestosità con il volto ultimo di chi guarda e disegna. E dipinge le esistenze.

Virginia Cortese

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È un brano di sensibilità maschile e vigore femminile, E dimmi che non vuoi morire, scritto da Vasco Rossi e magistralmente interpretato dall’eterea Patty Pravo, tanto da divenirne simbolo.

C’è un’ammissione nella visione del futuro. La consapevolezza della presenza non esclude dalla prospettiva della opportunità.

Una netta verità, fredda come una pioggia improvvisa sul cuore sereno.

Un corollario di questioni inevase è di difficile lettura. Ma la domanda di senso attutisce il colpo.

È una resa formale.

Una rassegnazione costante e lucida.

Un moto del giudizio, una spinta della cognizione personale a non predire con sempre dolorosa puntualità, l’effige della circostanza.

Un monito ad andare altrove. Avanti.

Che sia affacciarsi su uno specchio d’acqua o dentro se stessi, non modifica la sostanza di un viaggio, talvolta necessario come l’aria, sebbene inascoltato come i più pensanti sensi di colpa.

Un’esclusione generale, luminosa come una ferita nei cieli d’estate.

Virginia Cortese

ascoltare pattypravo

Guarda…io sono da sola ormai.

Credi…non c'e' più nessuna che

quando chiedi troppo e lo sai,

quando vuoi quello che non sei te

ricordati di me…forse non ci credi.

Sguardi…guarda sono qui per me

Non ti ricordi…eri come loro te.

Sono tutti quanti degli eroi

quando vogliono qualcosa…beh

lo chiedono lo sai… a chi può sentirli…

La cambio io la vita che

non ce la fa a cambiare me

bevi qualcosa, cosa volevi

vuoi far l'amore con me

la cambio io la vita che

che mi ha deluso più di te

portami al mare, fammi sognare

e dimmi che non vuoi morire...

Dimmi…sono solo guai per te.

Dimmi, ti sei ricordato che

hai una donna che se non ci sei

come fa a resistere senza te.

Piangi insieme a me dimmi cosa cerchi.

La cambio io la vita che

non ce la fa a cambiare me

bevi qualcosa, se non ti siedi

vuoi far l'amore con me

la cambio io la vita che

che mi ha deluso più di te

portami al mare, fammi sognare

e dimmi che non vuoi morire... 

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Sono occhi e fiori.

Sono sguardi e prati.

Sono persone, sono il non tempo nello spazio. Sono passione e incanto.

Sono stelle che mancano e cieli che non proteggono.

Sono speranze vane.

Sono desideri e definizioni, sono limiti e poesia.

Sono proclami e attese, atteggiamenti e fughe.

Sono amori e indifferenti attenzioni.

Sono figli ben educati e momenti già trascorsi.

Sono uomini che passano e istantanee che restano.

Sono canti, versi e refrain.

Sono terre mai battute. Sono il Destino proclamato e abbracciato.

Sono i doni di Roberto Vecchioni alla signora della poesia, nella Canzone per Alda Merini.

Virginia Cortese

ascoltare merini           ascoltare vecchioni

 

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{youtube}v=egkZViGsoLs{/youtube}

Un gioco suadente quello delle possibilità.

Impone il rischio della scelta. E la gioia del risultato.

La complicità non è solo moto spontaneo di sguardi, ma una tensione esterna. Ed estrema. Verso la felicità che si merita. Che i sogni ci riservano nelle notti di chiaro di luna.

Le domande al destino sono impertinenti. Estatiche ma mai vaghe.

Hanno il volto e la nudità dei profumi.

Sono un confine che non si riesce ad abbracciare.

Sono ombre e incessanti visioni.

Il tutto compete con il nulla.

Lo sfida, forte della vittoria che pregusta con fermezza e lucidità.

Ma il passo è labile, rallentato, se il mondo si perde. Se si perde il mondo.

ascoltare mina

Virginia Cortese

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La vita è una routine ormai. Lavoro, stress, sempre di corsa e dopo la solita estenuante giornata di lavoro non desideri altro che un divano ed una Tv accesa. Hai bisogno di spegnere la mente e di entrare nelle vite dei fantomatici personaggi televisivi.

Ma stasera, mentre ti accingi al solito zapping alla ricerca di un programma qualsiasi che non sia una replica, il tuo sguardo si ferma ad osservare lo schermo che mostra 4 poltrone posizionate di spalle al palco. Che roba è? Chi ti trovi là seduto???

J’AX. All’anagrafe Alessandro Aleotti. Più famoso con il nome del suo gruppo ARTICOLO 31, il ragazzo di strada che negli anni 90 ha partecipato a diffondere la musica Rap in Italia, riconosciuto dalla scena hip hop dello stivale per i suoi record di vendite: 90.000 copie.

 

E così riscopri una parte di te ormai assopita dagli anni. Lui sembra ancora un Peter Pan. Nonostante i suoi 40 anni ride, scherza e si prende gioco di sé, i suoi testi ancora impregnati della cultura hip hop, fusi come una lega metallica con i suoni rock, si trasformano in rap n roll…

Seguire tutti i brani sarebbe come fare un salto nel proprio passato e molti hanno criticato questo aspetto dei suoi testi. Credo invece che sia un punto di forza dei suoi dischi ed un effetto voluto.

ascoltare jax1Il 27 gennaio è uscito il suo ultimo album Il bello di esser brutti, il primo pubblicato con la nuova etichetta Newtopia (di J’AX e Fedez). Disco di platino in soli 14 giorni dall’uscita e ai primi posti delle classifiche da oltre un mese, è confermato dal record di Sold out dei live. Tutto esaurito per le 7 date del tour, partito il 3 marzo scorso.

“Io a questo punto ho tutto quello che mi serve. Fondo etichette fotto le etichette. Ho i numeri del pop, il pubblico del rock, l'ego del rapper, l'erba del reggae”.

Rime contenute nella traccia 14 old skull del disco che definiscono bene i colori musicali del disco. Ogni traccia ha un ritmo e una storia diversa da raccontare, è un martello pneumatico di parole che scorrono in rima tracciando una storia, in ogni brano diversa, che accarezza varie generazioni, come in Bimbiminkia4life realizzato con Fedez:

“Dici che tua figlia ascolta l'immondizia ma dopo ti emozioni con "People from Ibiza"

passando per

“Non è verde soltanto l'invidia che divora la società; ma è verde una foglia che vibra piccolo spazio pubblicità”.

Non si può dire che sia un album che annoi, si passa da ritmi pop a quelli reggae, a quelli rock senza mai essere a corto di parole, ogni brano è una storia, ogni brano può entusiasmare una generazione, di certo non passano inosservate le rime in Maria Salvador che descrive attimi della giornata, il quotidiano della maggior parte di noi ormai:

 

Sveglia suona
buco in pancia
scendo moka radio canna
salgo denti doccia barba
leggo l’i.phone sulla tazza
vendi compra
dow jones nasdaq
paga tassa broken banca
tanta gloria quanta ansia
stacco basta sbatta canna
Per non vedere il mio nemico basta chiudere il mac
le sue tipe di cognome fanno tutte j.peg
fumo e leggo i tuoi commenti
si però per divertirmi
ossessivo come un nerd.

 

J’Ax un artista che in 20 anni ha realizzato il suo sogno, nato a Milano il 5 agosto 1972 è diventato famoso con gli Articolo 31 di cui era la voce, gruppo fondato con l’amico DJ Jad.

Nel corso dei primi anni 2000, J-Ax ha abbandonato sempre di più lo stile hip hop, per abbracciare uno stile più tendente al pop, pur rimanendo legato alle sue radici rap.

Ascoltare jax2L’anno scorso approda a The voice Italy ed eccolo li su quella poltrona rossa, il programma sta riscuotendo un discreto successo e il J’Ax sforna aforismi per l’occasione axaforismi.

“Quando mi hanno chiamato per The voice era un periodo particolare - ha confessato J’Ax - avevo mollato la mia etichetta dopo vent’anni, erano 2 che non facevo un disco, non mi divertivo.”

Si fa subito notare nelle Blind Auditions, per ogni artista che si esibisce esprime i suoi pensieri con metafore o battute in rima che durante il programma vengono definiti gli axaforismi, come:

- A me piacciono quelli con la timbrica di un mazzo di chiavi che riga una Ferrari.ascoltare jax3

- Zia hai cantato così bene che a metà canzone Mentana ha cominciato una diretta su di te!

- L’originalità è importante in questo paese dove la forma più popolare di musica é la suoneria del telefonino.

Nell’edizione passata, entra nel suo TEAM Suor Cristina che vince l’edizione e fa registrare all’edizione italiana ascolti anche d’oltre oceano.

E così altro che serata da vegetale sul divano stile “Homer Simpson”, mente accesa e risate per le battute e la sua straordinaria differenza nei panni di Giudici. E poi le belle voci non mancano.

 

Vito Coviello

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pino daniele

Elemento vitale. Credenziale assoluta.

Categoria del cuore e non già della razionalità.

Il quadro dipinto da Pino Daniele nella sua straordinaria “Chi tene ‘o mare” è un tuffo nell’esistenza.

Nella lotta tra consapevolezza e ingenuità, nell’abbraccio tra ciò che si conosce e ciò che appare, nel confronto tra il silenzio e l’angosciante abbaglio di frammenti di poesia: l’uomo con la sua storia e con la sua forza.

Una debolezza che non isola, un calore che non marchia il tempo, una gioia che non sollazza lo spirito, una melodia che culla e aliena.

L’illusione del tutto e il riscontro del nulla.

La traccia sottesa delle cose.

La domanda che risale e la risposta che tarda ad arrivare.

Tra orgoglio e abbandono, nella luce ventosa del pomeriggio, la spiaggia dei passi già battuti.

Una finestra di cartoline di vissuto.

Un pieno e un vuoto. Come la morte e la vita.

Ha un sapore che proietta la memoria.

Un taglio di precisione, una freccia che non può errare la sua direzione.

Somiglia a se stesso e cerca quel volto che lo specchio gli restituisce.

Un’immagine che sussiste. Esattamente perché vive.

Buon ascolto

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Virginia Cortese

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ascoltare lucioDalla

Tra le più intense mai disegnate. È un gioco d’abbracci, Cara di Lucio Dalla.

Abita un universo e ne contiene uno altrettanto magico nella sua realtà.

C’è il gioco delle parti. Un biunivoco sguardo sui visi.

C’è la nostalgia dei profumi.

C’è la luna che illumina una povera finestra sui ricordi.

C’è il dolore dell’assenza. Il riconoscimento della menzogna. Il rimpianto di un incontro che è avvenuto. Perché il destino è così: ascolta le voci del cuore e agisce di conseguenza.

C’è la leggerezza della pelle, il fluire estetico dei capelli, la madre che conta le stelle.

C’è la morte. Che non è fine ma spettro di comprensione.

Le lacrime e le mani. Come l’uomo e la donna, con uguale impatto. Forte se il soffio vitale si abbandona in modo totale, per poi tornare indietro e senza difesa. Ma è questione di scelta. E pure si è archiviato il vissuto.

Il desiderio di volare, lontano, non è un capriccio. Un’opposizione lenta e debole. Un riflesso, ma non una cartolina vivida. Per questo, inefficace.

Il tempo è inesorabile, nella sua relatività. Procede, negli affanni e nei sorrisi, dopotutto non è un male. Fissa le età e le differenze, ma non affossa.

Il dialogo è consapevole e trascina le parole, solo così i gesti non hanno senso. L’unica importanza la si riserva ai passi.

Non importa il numero di questi, ma come si presentano sulle strade illuminate dal cielo che si è fatto sereno.

Nel punto più illuminato, si volta pagina.

Che vuol dire?

Se pur limitato è amore. L’amore è assenza di morte … quando regala la vita, si può solo esserne grati.

Come lo si è al compianto Lucio Dalla che ha regalato all’umanità un capolavoro immortale.

Come l’Amore.

Buon Ascolto.

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Virginia Cortese

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